Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
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1964
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pagina
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435
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Libri e periodici 435
vomeri? La maggioranza che è contraria vien costretta a tacere. Intanto il brigantaggio cresce od i briganti osano assaltare de* convogli d'armi e munizioni scortatil Ed i nostri hanno l'abilità di> lasciarseli prendere e di tornare da chi li avea spediti tutti senza una munizione presente e senza un uomo mancante, illesi senza carri e senza ferite! Dal proclama di Migliorati agli elettori potrete agevolmente giudicare dello stato, diciamolo d'oppressione di queste provinole. Ma se si lasciassero fare i più richiamerebbero qui il papa, sventura per essi a per VI tali al Lo so ma non mi parlate di suffragio universale, e di diritto e di questo e di quello. Ditemi: vogliamo condurli loro malgrado al bene e giudichi la storia questo atto di tirannia.
Le considerazioni dcll'lmbriani sulla politica italiana post-unitaria divennero con il passar del tempo sempre più itteriche, anche in coincidenza con le sue ripetute delusioni personali in tale campo. Manca, nelle lettere e nei frammenti di diario qui pubblicati, qualsiasi approfondimento meditato dei problemi politici del tempo o un'analisi di uomini e vicende che trascenda la conclone od il pettegolezzo. Dal loro insieme, tuttavia, si apre più di uno spiraglio sulla vita, sui costumi, sulla mentalità della classe dirigente dell'epoca, di cui non sarà inutile tenere il debito conto. ALBERTO AQUABONE
A. SCIROCCO. Governo e paese nel Mezzogiorno nella crisi deir unificazione {18601861); Milano, Giuffrè, 1963, in 8, pp. 402. L. 3.000.
Il presente volume, secondo della nuova collezione di studi storici Ricerche sull'Italia moderna , diretta da Alberto Caracciolo, sì raccomanda per hi vastità dell'informazione, l'uso preciso e intelligente delle numerose fonti archivistiche consultate, la persuasiva sobrietà dei giudizi. Le: varie fasi del passaggio dalle strutture politico-amministrative preunitarie a quelle del nuovo Regno d'Italia sono ricostruite, per quanto riguarda il Mezzogiorno, con una cura per il dettaglio che non diviene mai puntigliosamente fine a se stessa, ne va a scapito dell'unità e della coerenza della prospettiva d'insieme. Allo Scirocco va inoltre riconosciuto il merito di aver saputo individuare, con particolare acume, i vari punti di saldatura fra condizioni economico-sociali, movimenti d'opinione, e lotta politica sul piano legislativo e dell'amministrazione concreta.
In sintesi, si può dire che il principale filo conduttore lungo il quale si svolge Io studio in esame, consiste nella constatata, persistente incapacità dei democratici, non solo meridionali, di offrire un'alternativa organica, decisa, con effettiva possibilità di attuazione, alla politica dei moderati, che pure per tanti versi si rivelava inadeguata alla situazione ed ai problemi del momento, sovente contraddittoria, raramente lungimirante. I democratici non riuscirono mai, sia a Napoli sia sul piano nazionale, a strappare ai moderati l'iniziativa, fosse anche solo un'iniziativa di programmi, di prospettive dialetticamente operanti, politiche e amministrative. Al livello nazionale, concentrarono tutti i loro sforzi d'azione e di propaganda sulla questione del compimento dell'unità d'Italia, e cioè su Venezia e Roma, relegando nell'ombra i concreti ed assillanti problemi del Mezzogiorno, che dovevano tuttavia rivelarsi non meno urgenti, e anzi più decisivi ancora, alla lunga, nel determinare la fisionomia politica, sociale, economica e culturale del nuovo stato unitario. Al livello regionale, i democratici, rappresentati prevalentemente dalla piccola borghesia radicale e dai volontari garibaldini, manifestarono la medesima tendenza dei moderati a risolvere i problemi dell'inserimento del Mezzogiorno nel Regno d'Italia sopra tatto in termini di ordine pubblico e di forza repressiva, senza rendersi pienamente e lucidamente conto della grave crisi politicoeconomico-sociale in cui erano immersi, che nasceva do una sostanziale arretratezza strutturalo dèlia società meridionale e che andava pertanto affrontata con una visione politica che i moderati cortamente non dimostrarono di avere, ma di cui si dimostrarono privi, più o mono nella medesima misura, anche essi stessi. Una vera dialettica politica, sul piano dello discussione e dell'avvio a soluzione dei grandi problemi del Mezzogiorno all'indomani dell'unificazione* ira moderata e democratici Venne in sostanza a mancare, e sì può almeno in parte imputare a questa incapacità dei democratici italiani* e meridionali in particolare, di porsi come efficace