Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
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1964
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pagina
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436
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43(5. Libri e periodici
antitesi alla Cesi della politica moderata, se questa non riuscì ad operare tuia sintesi adeguata ai bisogni ed olle circostanze.
Il crollo del Regno, come rileva lo Scirocco, era stato possibile solo per la profonda crisi che travagliava tutte le classi sociali, la borghesia non meuo dei contadini, ed il nuovo regime doveva fare i conti con la speranza, alimentata dalla, propaganda annessionistica, che lo Stato unitario fosse in grado di risolvere tutti i problemi del Mezzogiorno . Ma a questo così diffuso stato d'animo d'impaziente attesa, la classe dirigente moderata rispose con un atteggiamento improntato essenzialmente ad un miope moralismo, a cominciare da quegli uomini eminenti della luogotenenza Farmi, quali Bonghi, Scialoja, PisaneUi, Spaventa, che appunto in quanto moderati sentirono soprattutto quell'esigenza del ritorno alTamministrazione ordinaria nel rispetto delle istituzioni tradizionali per cui la borghesia napoletana aveva sostenuto la lotta contro la Dittatura, mentre rimasero sempre assai lontani da una sia pure approssimativa comprensione dei motivi economico-sociali che avevano alimentato la rivoluzione nelle provinole. Nella crisi del Mezzogiorno osserva Scirocco essi mettevano in primo piano la necessità di un rinnovamento morale delle popolazioni che l'assolutismo aveva rese estranee allo Stato e, senza aderire alle istanze fortemente conservatrici dell'alta borghesia, erano del pari decisi a non cedere alle richieste della piccola borghesia e delle classi misere, che ritenevano dettate dalla corruzione e dall'ignoranza. Così, mentre il paese si aspettava dal nuovo governo il pronto superamento delle difficoltà materiali, il Consiglio assume un atteggiamento pedagogico, rifiutando ogni concessione alla pubbtica opinione . Doveva scrivere icasticamente Mordini, in una sua lettera a Crispi del 16 dicembre 1860 da Napoli, che la causa della mala intelligenza fra governo e paese è questa, che il primo è dottrinario e il secondo rivoluzionario .
E tuttavia il programma di Farmi i cui cardini erano il ristabilimento dell'ordine. il rispetto degli ordinamenti borbonici, la conciliazione cou hi vecchia classe dirigente, una vigorosa politica di lavori pubblici che era l'unico cui sembrasse disposta a dare la propria adesione la grande maggioranza della borghesia meridionale, e specialmente napoletana, fu anche la grande e ultima occasione offerta alla classe dirigente del Mezzogiorno per dimostrare la sua effettiva capacità di prendere il timone della cosa pubblica in casa propria, dare un contenuto ed un valido appoggio al programma autonomistico e sopra tutto inserirsi con voce propria nella più ampia vita dello Stato unitario. L'occasione perduta con Farini, durante gli ultimi mesi del 1860, non fu riacciuifata in seguito, nei primi del 1861, contrassegnati dal ritorno e dal fallimento di Liborio Romano e poi dal predominio di Spaventa. Svanite le speranze nella effettiva capacità di autogoverno delle provincie meridionali, doveva necessariamente cominciare la pieuiontesiz-zazione, che si espresse nella riforma della Luogotenenza, svolta decisiva come rileva Scirocco nel processo dell'unificazione: i dicasteri napoletani persero di diritto hi loro autonomia ed i collaboratori del governo si restrinsero ad un gruppo di emigrati fidati ai quali ai aggiunse un settentrionale, mentre; si intensificava l'invio di funzionari delle antiche provincie uel Mezzogiorno .
L'abolizione della Luogotenenza stessa, la fine di ogni autonomia per le provincie meridionali ed il trionfo dell'accentramento politico-amministrativo, erano ormai nella logica delle cose: tanto più che anche il tentativo di Cialdini, nell'estate del 1861, di trovare una soluzione di ricambio operando un'apertura verso i democratici meridionali e di inserire il partito d'azione nel circuito della vita politica del Mezzogiorno da posizioni di potere, falli proprio per l'incapacità del partito d'azione stesso di offrire, sia sul piano programmatico aia nella concreta vita politica ed amministrativa, un appoggio veramente valido e fecondo. E una volta deciso l'accentramento amministrativo, la subordinazione degli interessi del Mezzogiorno a quelli delle regioni più progredito dell'Italia centro-scUentzionale era nella logica delle cose, e veniva aggravata dall'ignoranza delle reali condizioni delle provincie meridionali ,
Ma questa subordinazione, ohe trovò, nella così detta piemontesizzazione la sua fórma emblematica, ebbe inizio solo dopo che sì era manifestata in maniera fin troppo