Rassegna storica del Risorgimento

DE CAPRARIIS VITTORIO
anno <1964>   pagina <437>
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Libri *i. periodici 47
chiara l'inconsistenza {lolitioa della classe dirigente locale, più volte invitata, specialmente sotto la Luogotenenza di Fari ni. ad assumere la responsabilità ili riordina ri- il paese, A questo proposito, alcune delle considerazioni conelusive dello Scirocco sono particolar­mente meritevoli di attenzione, nella loro misurata stringatezza, e non sarà inutile ripor­tarle abbastanza per esteso: L'incapacità della borghesia meridionale di porsi come classe effettivamente dirigente si rivelò crudamente con l'in i/io della Luogotenenza, quando si trattò di dare un contenuto non soltanto etico-politico alla trasformazione avvenuta, di armonizzare gU interessi esistenti con gli interessi nuovi, di difendere gli ordinamenti meridionali degni di essere conservati, formulando un programma che affrontasse i Con­creti problemi dell'unificazione. Questa deficienza di capacità politica non si riscontra solo nei moderati unitari. Gli autonomisti, limitandosi ad una serie di proteste senza proposte costruttive, non riescono a formare un raggruppamento politico: sia nelle lettere citate di Drago net ti o di De Monte, sia successivamente al 1861, nell'opuscolo ingiusta-stamente polemico di Cenni o in quello più sereno di Manna, si trova il rimpianto per le cose che non sono avvenute (lega col Piemonte, unione federale), si giudicano intempestive le innovazioni introdotte dagli unitari (Manna però osserva che i mutamenti comincia­rono nel periodo costituzionale), si difendono le istituzioni borboniche (come se fosse stato facile distinguere tra il sistema politico-amininistrativo ed i criteri di governo della dina­stia), ma non si analizzano le ragioni per le quali le vicende italiane hanno avuto quella determinata evoluzione, né si indica come inserire gli interessi del Mezzogiorno nel pro­cesso politico in corso. La Sinistra, poi, non ha un programma meridionale. La piccola bor­ghesia provinciale, di cui essa è esponente nel Sud, ha interessi socialmente non dissimili da quelli dell'alta borghesia e dà alla rivoluzione un significato troppo ristretto, che esclude rivendicazioni di carattere sociale; anche le proposte più. avanzate, quelli di Ricciardi o di Petruccelli riguardanti la vendita di beni demaniali, dei beni dell'ordine dei Gesuiti o dell'ordine Costantiniano, non hanno veramente un tale carattere e soprattutto non sono collocate in un piano organico di riforme. Ne è prova evidente il fatto che i democratici meridionali non sonno suggerire un piano d'azione a Bertoni, né propongono provvedi­menti di carattere sociale durante la Luogotenenza Cialdini. Per questa ragione non ci sembra poter dar rilievo alla pur giusta constatazione della mancanza di continuità tra le forze che hanno promosso l'unione e quelle che poi determinano l'indirizzo del governo: nel 1860-61 la Sinistra meridionale non è in grado di dare coerenza e direzione a forze politico-sociali ed è costretta a cedere l'iniziativa soprattutto perchè nel momento favo­revole si dimostra incapace di sfruttarla .
Naturalmente, non sarebbe fondato scorgere in questa insufficienza politica della classe dirigente meridionale nel momento cruciale dell'unificazione la causa principale o anche unica dei futuri mali delle regioni dell'ex-regno borbonico, inserite nello Stato uni­tario, e la matrice prima di quello che divenne il problema per eccellenza dell'Italia mo­derna post-risorgimentale: il così detto problema del Mezzogiorno. Tale insufficienza era il problema del Mezzogiorno, in uno, e forse nel più essenziale degli aspetti in cui esso si esprimeva, e spiegarla significherebbe rifare la storia del regno del Sud, per lo meno dal tramonto della potenza sveva in poi. Al quale proposito, mi sembra stano oggi da ricor-
5dare quelle suggestive Considerazioni intorno alla storia del Mezzogiorno d'Italia, di Giu­seppe Galasso (Rivista Storica Italiana* a. LXXY, 1963, I. pp. 7-52), in cui si po.-sono -trovare fra l'altro alcuni spunti di notevole interesse sulla funzione del ceto colto e del liberalismo intellett naie nella crisi, del l'unificazione, che pur nella loro sinteticità possono essere utilmente mecsi a confronto con i risultati dell'indagine di Scirocco.
infine da rammentare, che il volume qui in discorso ò arricchito da mia copiosa appendice di documenti inediti, tra cui presentano un vivo interesse, in particolare, il Memorandum di Pasquale Stanislao Mancini al Governo centrale, in data 2 gen­naio 1861 e la Relazione della Giunta provvisoria di commercio di Napoli, in risposta a quesiti proposti dal ministero di agricoltura, industria e commercio, approvata nella sedata del 12 giugno I86X AtHERT0 AoOA1ONB