Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; ROMA
anno <1919>   pagina <215>
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l'importanza per invogliare il lettore che desideri aver lume anche sulle odierne diatribe fra Italiani e Slavi, a prenderne più estesa cogni­zione nel volume stesso.
Le prime offese all'antica toponomastica della regione, furono opera di quelle tribù slave, che, come si è detto, calarono dalle Alpi Giulie in coda ai Longobardi nel vi secolo a. Cr. ; ma se i cambia­menti e le sovrapposizioni da esse introdotti nei nomi dei borghi, dei villaggi e delle località che occuparono, valsero a offuscare e a intor­bidare la classica purezza del territorio, è pur d'uopo riconoscere che esse lo fecero allora, e per lungo tempo anche dopo, unicamente per adattarli alle speciali necessità fonetiche del loro linguaggio, non quindi per un deliberato proposito di prevalenza di razza, a cui certo non pensavano allora neppur lontanamente,
L'Autore esamina moltissime di queste nuove denominazioni sof­fermandosi su quelle che diremo più tipiche; le spiega, le corregge, le purga, e in base ai più sicuri documenti, le restituisce nella loro forma nativa, romana o preromana ; ma in questo lavoro di epura­zione, non si offende né si sdegna, perchè sa di trovarsi di fronte a un fenomeno comune ad ogni paese di transizione, dove ogni popolo, per molto o poco tempo che vi dimori, lascia un solco più o meno profondo del suo passaggio. Insorge invece e freme di sdegno pa-triotico quando constata che le storpiature e le contraffazioni furono maliziosamente introdotte, senza veruna necessità, puramente a scopo di malvagia snazionalizzazione, estendendole alle montagne e alle acque, rispettate per secoli e mantenute integre nella cartografia lo­cale e nell'uso, ad onta di ogni assalto barbarico; prorompe in amare parole quando per inconfutabili prove, riconosce che il movimento degli Slavi contrapposto al diritto italiano, non è naturale e spon­tanea conseguenza di una loro evoluzione o ascensione spirituale, acquisita dopo lunga e faticosa serie di esperienze, d'ingegno e d'opera; ma frutto soltanto di una mostruosa macchinazione dell'Austria, che se ne è servita fino a ieri per combattere e distruggere la nazionalità della regione.
ite Ma il sentimento italiano - scriveva nei 1899 Graziadio Ascoli, il grande glottologo goriziano = jprorompe nella Venezia Giulia più gagliardo che mai, eccitato dai nuovi assalti degli Slavi... Le schiere che si stanno di fronte non rappresentano il solo contrasto fra na­zione e nazione, ma la lotta suprema fra la vecchia gente eia nuova. Nudrita per lunghissima tradizione di civiltà e di larga coltura, la vecchia gente si ribella come per istinto all'idea ohe le sorga contro, emula e superba, nna gente che le soleva star accanto quasi sud­dita naturale, muta nei secoli e incosciente. La gente nuova obbe-