Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI LIBERALI FRANCIA 1864-1865; GIORNALI LIBERALI GRAN BRE
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526 Egidio Papa
aveva prodotto alcun effetto sulla gran maggioranza della popolazione. Al qual proposito, la Perseveranza di Milano del 30 osservava che leggendo la stampa straniera si doveva rilevare che gli Italiani erano i meno sorpresi della pubblica?* /.ione dell'enciclica e, quindi, quelli che vi attribuivano minore importanza. Quale ne era il motivo ? Eh, gli Italiani conoscevano i loro polli, celiava l'articolista! Esisteva, si, l'affermazione di qualche giornale francese secondo cui gli Italiani pur di tenere il papa sarebbero stati disposti a transigere anche sui propri diritti; ma l'affermazione era gratuita. Gli Italiani, infatti, secondo l'articolista, avrebbero accettato finanche uno straniero a condizione che non fosse un principe temporale. Effettivamente FItalia, gli sembrava di poter concludere, avrebbe concessa libertà e indipendenza al papa quando sarebbe finito il potere temporale, la cui distruzione per l'articolista significava anche emancipazione di tutte le chiese e degli Stati.
Quanto al metodo, per cosi dire, seguito in questa circostanza dalla S. Sede, la Perseveranza vi scorgeva un relativo progresso nel senso che, invece di seguire il comodo sistema dell'JwrZ/ce, che significava condannare senza combattere, era stato inviato ai vescovi un elenco di proposizioni affinchè le combattessero. Combattere, commentava, significa discutere e chi discute ammette che altri possa avere ragione, prima di convincerlo del torto. *)
Siccome il papa concedeva anche un giubileo, la Perseveranza credette di vedervi l'instaurazione del nuovo ordine di Provvidenza di cui si parlava, la rinunzia precisamente al potere temporale come necessario all'indipendenza della S. Sede.
Quanto al contenuto dell'enciclica, il 24 la Perseveranza notava che al papato non sembrava difettare la buona intenzione dell'uso del fuoco contro i disubbidienti, né la volontà di voler imporre la fede con i gendarmi, anche se le prove altre volte fatte erano risultate negative. Come mai si era giunti a così enormi conseguenze ? Abbastanza semplice per la Perseveranza. Tutto dipendeva dalla insipienza umana che si credeva divinamente ispirata.
E che dire del Sillabo ? Esso mostrava ad evidenza, secondo la Perseveranza del 25, quanto profonda fosse la scissione tra lo spirito dell'età nostra e le pretensioni della teocrazia.
Siamo proprio curiosi, confessava, di vedere quali saranno quei bravi contemporanei capaci di ritenere come infallibili le denunzie papali e di credere ad una conciliazione del cristianesimo e del senso comune con esse Le sembrava non potersi negare che il Minosse del Vaticano a furia di condannare tutto e tutti non era ascoltato più da alcuno.
A rincalzo di queste considerazioni arrivava la corrispondenza da Roma del 24, edita il 29, nella quale si leggeva che sotto il torrente di lava che scendeva dal Vaticano a grandi rivi non si salvava più nulla, tutto era dichiarato errore.
Ma come spiegare tanta insipienza e tanto fanatismo ? Sarebbe stato difficile, precisava il corrispondente, se non si fosse saputo che quel cartello di sfida, gettato in faccia all'universo e firmato dal meno teologo dei papi, ora opera di quella setta infesta dei gesuiti che si orano fatto un feudo della S. Sede e volevano vivere da padroni del papato o con lui perire.
W La Perseveranza, 23 dicembre 1864.