Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI LIBERALI FRANCIA 1864-1865; GIORNALI LIBERALI GRAN BRE
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1964
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527
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Il Sillabo nei primi giudizi della stampa liberale 527
Ma tutto non era. perduto. Al corrispondente veniva un sospiro di sollievo, dal considerato che I"Europa del secolo XIX era disposta meno che mai a piegare il collo a quelle rodomontate dispotiche intese a ricondurre il mondo ai tempi di Ildebrando.
Da queste prime battute, nonostante il tono piuttosto sprezzante, si riporterebbe quasi l'impressione che la Perseveranza volesse dedicarsi all'esame delle dottrine o errori denunziati nei documenti pontifici; seuonckè a disingannare il lettore stava l'editoriale dello stesso 29 dicembre, nel quale ritornava al posto d'onore il punctum dolens della pubi dicistica italiana di fronte all'atto di Pio IX.
A che cosa era dovuta la risonanza dell'enciclica e del Sillabo ? Forse alla novità della dottrina ? Nient'allatto, rispondeva la Perseveranza. La dottrina è stata sempre la stessa, giacché i papi mai si sono regolati secondo i fatti ed hanno avuta sempre l'abitudine di fare dei voltafaccia: la reazione di Pio VII contro Napoleone per gli articoli organici e il concordato insegna !
Secondo la Perseveranza, la meraviglia era stata destata dalle particolari circostanze della proclamazione di quelle dottrine, vale a dire dalla convenzione stipulata fra l'Italia e la Francia il 15 settembre precedente; sicché l'enciclica, asseriva la Perseveranza, era un manifesto di guerra, un programma politico; Per passare alle vie di fatto mancava soltanto al papa un'armata e un duca di Brunswick per capeggiarla l
Né il linguaggio né l'apparato delle pretese papali sarebbe stato concepibile senza la Convenzione, ripeteva la Perseveranza, per la quale il medesimo programma al tempo di Gregorio VII era stato un elemento di ordine come esatto dai tempi, mentre nel tempo presente era un principio di disordine e di rivoluzione reazionaria intesa unicamente a rendere il pontefice capo di un partito, l'ultramontano, secondo un concetto vasto e audace instaurato nel 1820 dal Lamcn-nais.
Meno impegnata della Perseveranza appare l'Opinione di Torino nei primi giorni dopo la pubblicazione dell'enciclica che essa riportò dall' Unità Cattolica il 24 aggiungendo questa nota: h un documento che raccomandiamo all'attenzione di coloro, i quali sperano di conciliare il potere temporale (sic) colla civiltà e colle libere istituzioni .
Da queste laconiche parole appare che VOpinione non credeva alla possibilità d'accordi né sul piano politico né su quello religioso, professandosi agnostica, secondo la formula cavouriana: Ubera Chiesa in lìbero Stato.
È, questa, una delle note distintive dell'atteggiamento di parte della stampa italiana rispetto a quella francese che faceva capo al Girardin della Presse nettamente separatista.
In una corrispondenza da Roma del 24 l'Opinione registrava già il senso di disagio che l'enciclica aveva creato a Parigi, ove non pareva che avesse patente per presentarsi in pubblico: ma, osservava il corrispondente, attaccata o no sui muri, l'enciclica sarà nota lo stesso e produrrà il medesimo effetto, essendone state spedite a migliaia le copie prima della pubblicazione fattane a Roma, affinchè fosse nota contemporaneamentedappertutto,; "
Nell'editoriale del 30 riferendo il maggiore scalpore destato dall'enciclica in Francia rispetto all'Italia osservava in concomitanza con la Perseveranza
lt L'Opinione, 29 dicembre 1864.