Rassegna storica del Risorgimento

anno <1919>   pagina <221>
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Atti ufficiali 221
Entrato dipoi nell'esercito regolare, prese parte alla repressione del brigantaggio nelle provincie napoletane, alla campagna del 1866, ed ascese ai più alti gradi. Fu comandante della Scuola di guerra ed il suo nome è ricordato con grande onore da tutti i numerosi ufficiali che uscirono da quella scuola. Seppe congiungere nell'ele­vato ufficio il più rigido senso della disciplina militare con la squi­sita cortesia dei modi e con la bontà del cuore. Ministro della guerra in varii Ministeri dedicò le più vigili ed intelligenti cure all'ordina­mento dell'esercito nazionale.
10 non vi dirò dell'opera sua come nostro presidente, poiché essa è nota a voi tutti che con me ne foste testimoni. Sotto la sua sa­piente direzione la Società per la storia del risorgimento potette co­stituire altri comitati regionali, sistemare la sua amministrazione, provvedere a deficienze finanziarie causate da importanti, ma costose pubblicazioni assunte dal nostro sodalizio. La grande autorità del­l'uomo, al cui patriottismo, alle cui alte benemerenze tutti rende­vano doveroso omaggio, seppe nei nostri congressi vincere non lievi difficoltà.
Non "mi intratterò su l'opera di Ettore Pedotti nel Senato del Regno. Nell'Alto Consesso, cui per tanti anni appartenne, sarà de­gnamente ricordata. Presiedette per un non breve periodo la Com­missione dì finanza per unanime voto dei suoi colleghi. Nelle più importanti discussioni, massime in quelle attinenti alla difesa nazio­nale, egli portò il contributo della sua autorevole parola, in cui vi­brava tutto il fervore dell'antico garibaldino associato alla lunga ed illuminata esperienza degli ordini militari, ai saggi avvedimenti di uno spirito equanime, acuto ed equilibrato.
Non posso dimenticare come durante l'aspra guerra, sostenuta dal nostro Paese con tanta energia di azione, con tanto valore del­l'esercito, allorché per dolorosi, infausti avvenimenti sembravano in pericolo le sorti della Patria, la fede inconcussa di Ettore Pedotti valesse di conforto alle nostre ansie crudeli. Mai in quell'anima di vecchio soldato dell' indipendenza italiana vacillò la fede !
11 cielo volle serbare la vita di Ettore Pedotti, pur tra le gravi minacele di un morbo insidioso, al supremo giubilo della grande, meravigliosa vittoria delle nostre armi. Oh, certamente l'antico cac­ciatore delle Alpi, il prode combattente di Milazzo e del Volturno, presago della sua prossima fine, vide compiuto il sogno luminoso della sua giovinezza, la sacra aspirazione, cui aveva consacrata la
nobile esistenza.
Le solenni onoranze a lui rese qui in Roma con tanto e cosi commovente concorso di ufficiali, di parlamentari, tra tanta spontanea