Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI LIBERALI FRANCIA 1864-1865; GIORNALI LIBERALI GRAN BRE
anno <1964>   pagina <529>
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Il Sillabo nei primi giudizi della stampa liberale 529
ziouisti americani che contraddicendo corto alla Bibbia, protendevano che i figli di Cani, cioè i negri, dovessero essere uommi liberi.
Soffermandosi, poi, sull'enciclica,1) in particolare, la Stampa consigliava ai lettori di leggerla quando facesse loro di comodo porcile essa non avrebbe per­duta mai la sua freschezza, sembrando di tutti i tempi. Pio LX non taceva altro che ripetere Gregorio XVI dei 1832. come un successore di Pio IX potrebbe ripetere questa, giacché essa prova la fatale immanenza delle dottrine cattoliche e la loro incapacità ad arrestare il progresso umano*
Non diversamente la Gazzetta di Torino 2) il 26 dicembre richiamò le stesse idee e fatti con la differenza che vi insistette più a lungo. Ma all'enciclica e al Sillabo dedicò poi tre articoli consecutivi il 27, 28 e 29 dicembre.
Forse pochi altri giornali si mostrarono cosi ebbri dei progressi della scienza moderna.
La Gazzetta, che sì augurava di vedére inviate spesso encicliche come la Quanta cura ai fedeli come lo strumento più propizio per l'acquisto di nuovi e fervidi proseliti del libero pensiero, trovava il documento papale zeppo di fiabe, stranezze, errori madornali, sicché era impossibile prenderlo sul serto: ma se un lettore qualunque volesse anche farlo, a lettura ultimata, se uè ritrar­rebbe indignato a causa delle stravaganze e delle esagerate pretese della corte romana e degù* ipocriti vanti di carità e di modestia evangelica. In realtà, asse­verava la Gazzetta, la corte romana voleva ripiombare il mondo al tempo di Ildebrando e di Pio Y con la sua bolla In coena Domini, senza tener conto che l'umanità progrediva incessàntemente. La Chiesa rimaneva là inchiodata agli stessi principi di supremazia universale, alle stesse teoriche da cui procedevano la schiavitù e le tenebre, agli stessi vantati diritti mille volte sbugiardati dalla civiltà e dalla scienza e riprovati dalla coscienza universale. Quasi un senso di compatimento prendeva la Gazzetta nel considerare la Chiesa aggirantesi tra i meandri dell'oscurantismo medioevale, sognante roghi e torture e braccio seco­lare in suo aiuto.
Che cosa poteva essere il progresso, che cosa poteva essere la storia per una siffatta istituzione ? Una parola vuota di significato, un quinterno di carta scevro di ogni segno di emancipazione.
Qua! meraviglia allora che l'enciclica fosse una rifrittura dell'In coena dì Pio V ? E che la curia romana fosse un istituto di archeologia vivente, un'anoma­lia ambulante e che lo spirito del Vaticano non avesse più nulla di comune con lo spirito dell'umanità, la quale é la via, la verità, la vita e quello il passato, le tenebre, la morte ?
Dottrina fatale, antiumana, anticristiana era quella dell'enciclica, a giudizio della Gazzetta, e chi la predicava era un papa della seconda metà del secolo XLXI Seguire pazientemente la sfilata dei primi giudizi della stampa intorno ai documenti pontifici trova la sua giustificazione, mi sembra, nella conoscenza ohe si può avere dei vari gruppi o strati della popolazione da cui quella stampa traeva alimento. Pur rimanendo nella stessa città di Torino, con la Gazzetta del Popolo il lettore s'incontra con un ambiente alquanto diverso da quelli già incon-
*) La Stampa, 27 dicembre 1864.
2) IM GiizsaUtt di Torino fondata nel 1860, para fosse uno dei giornali più lotti e dimiai della penisola (cfr. Dizionario del Ritorgimento, cxt., voi. I, p. 480 sotto la voce: Gazzetta Piemontese).