Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI LIBERALI FRANCIA 1864-1865; GIORNALI LIBERALI GRAN BRE
anno <1964>   pagina <533>
immagine non disponibile

Il Sillabo nei primi giudizi della stampa liberale 533
Con una riflessione abbastanza comune alla pubblicistica liberale del tempo il corrispondente era preso da viva compassione per il povero Pio IX, né forte né illuminato, e incapace, d'altra parte, di fare un sol passo, di dettare una sola proposizione senza essere in precedenza sicuro clic la setta gesuitica e Pultra-montanismo europeo non se ne fossero lamentati.
Per lui era cosa sicura che l'enciclica non era altro che un riassunto, anzi quasi una traduzione di tutte le strane ed esagerate tesi sostenute dai redattori della Civiltà Cattolica negli ultimi tre o quattro anni. À provarlo sarebbe stato sufficiente un semplice raffronto.
In fondo, il corrispondente fiorentino era, forse, meno originale di quanto egli stèsso credesse, in quanto l'osservazione si sarebbe potuta rovesciare, affer­mando che la Civiltà Cattolica seguendo le direttive pontificie esposte a voce o nei documenti ufficiali, veniva a trovarsi in armonia con le dottrine dell'enciclica e del Sillabo !
Più interessante rilevare che il corrispondente fiorentino, a differenza di molti suoi colleghi specialmente italiani, nell'enciclica non vedeva propriamente una risposta alla convenzione del 15 settembre né vi vedeva le solite ingiurie nominali all'Italia , giudicandola perciò, ed esattamente, di maggior peso di quanto potesse sembrare a prima vista perchè vi vedeva una riprovazione e una sfida alla civiltà moderna e all'Europa liberale, una crociata contro gli uomini del secolo XIX in nome di un Dio di pace.
Si sottolineava anche, con tono compassionevole, il fatto che Pio IX non aveva dichiarata apertamente un'opera pia la strage di san Bartolomeo [e gli autodafé; però gli sembravano confermate le dottrine solite ad invocarsi per legittimare quelle vergogne della religione romana.
Ma che cosa si poteva fare ? H corrispondente appariva proprio amareg­giato nel constatare e lo faceva con vera convinzione che la camarilla gesui­tica aveva imposto a Pio IX di tutto rinnegare.
Verso la fine della sua corrispondenza, si richiamava di nuovo alla conven­zione del 15 settembre per informarci che riteneva vana l'attesa ed era nel giu­sto di una risposta del card. Antonelii all'ambasciatore francese riguardante la detta convenzione. Perchè mai la riteneva improbabile? Perchè pensava, ora, che l'enciclica era una piena risposta che potevasi cosi compendiare: la corte di Roma non smetterà un iota delle sue pretese, ne dovesse andare in rovina il mondo.
Dopo tale costatazione, concludeva sconsolato che i governi dovevano ormai provvedere alla salute dell'umanità, la cui pace veniva compromessa da un'auto­rità veneranda, resa ludibrio da pochi fanatici.
E quasi superfluo rilevare come persista in tutta la stampa contraria alla enciclica e al Sillabo l'interpretazione del gesto di Pio IX come di qualcosa di quasi imposto o addirittura estorto.
Meno interessata ai documenti pontifici si mostrò la stampa napoletana, che mi è stato possibile vedere, riguardo alla sollecitudine di darne notizia e alla pubblicazione del testo.
Il mazziniano Popolo dy Italia *) il 30 dicembre notò che gli atti della curia romana avevano il pregio dell'in variabile uni forni ita; perciò non aveva creduto
') H Popolo d'Italia, quotidiano napoletano fondato nel 1860 (cfr. R. FftATTAttOLO, I giornali napoletani, in Almanacco dei bibliotecari, Roma, 1961, pp. 128-136; A. DB DONNO, X giornali mazziniani, in II Giornalismo cit., pp. 135-170).
6