Rassegna storica del Risorgimento

anno <1919>   pagina <222>
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Atti ufficiali
mestizia dì popolo attestano come il Paese abbia sentito profonda­mente la perdita del valoroso soldato, dell'eminente cittadino. La nostra Società non omise in sì luttuosa circostanza di intervenire e di esprimere alla famiglia dell'estinto il nostro rimpianto. La cara memoria di Ettore Pedotti resta indelebile nei nostri cuori, essa è un gran titolo di onore per la nostra Società che da lui ebbe lustro e che dal ricordo di lui trarrà sempre costante incitamento a prose­guire nell'opera sua che è di alta educazione delle generazioni avve­nire ai fulgidi ideali della Patria .
E Consiglio plaude vivamente alle parole del presidente.
Ad illustrare sempre più la figura del compianto generale Ettore Pedotti merita di essere ricordata la seguente lettera, che S. M. il Re gli inviò in occasione del suo allontanamento dal servizio attivo.
A S. E. il Tenente Generale Cav. Ettore Pedotti Senatore del Regno
Roma, 5 marzo 1910. Caro Generale,
Ella lascia oggi il servizio attivo permanente al quale dedico, con amore costante, 51 anni di vita,; !on Lei l'Esercito perde l'ul­timo rimasto tra i veterani della fortunata campagna del 1859, perde il suo decano, che personificava quelle alte idealità patriottiche le quali contribuirono a darci V Italia unita.
I compagni d'arme ricordano in Lei il giovinetto che, emulo dei quattro fratelli soldati del patrio risorgimento, si arruolava, non an­cora diciassettenne, nel Corpo dei cacciatori delle Alpi, guadagnando il 15 giugno 1859 a Tre Ponti la ricompensa dei valorosi, e che, a diciotto anni, capitano nel 1 Battaglione di bersaglieri lombardi, meritava il 1 ottobre 1860, al Volturno, la croce di cavaliere dell'or­dine militare di Savoia.
Nei molteplici e svariati incarichi a Lei affidati, durante la sua brillante carriera, come ufficiale di Stato maggiore, come comandante di truppe, come ministro della guerra, Ella ebbe sempre a distin­guersi per zelo e per intelligenza, meritandosi quella estimazione e quell'affetto di cui lascia larga traccia tra colleghi e tra inferiori.
Mentre le esprimo la mia gratitudine per i buoni e lunghi ser­vizi prestati, mi conforta là fiducia che Ella possa, per lunghi anni ancora, recare al Paese prezioso contributo di esperienza e di operosità.
In testimonianza della mia particolare benevolenza, Le conferisco
il titolo di Conte.
Aff.mo suo
VITTORIO EMANUELE