Rassegna storica del Risorgimento

DEPRETIS AGOSTINO
anno <1965>   pagina <159>
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Appunti per una biografia di Agostino Depretìs 159
mente Carlo Cattaneo) '> e le abbiamo diffuse sulle aride lande. La metà della nostra pianura, più di quattromila chilometri, è dotata di irrigazione; e vi si dirama, per canali artefatti, un volume d'acqua che si valuta a più di trenta milioni di metri cubici ogni giorno. Una parte del piano, per arte ck'è tutta nostra, verdeggia anche nel verno, quando ogni cosa d'intorno è neve e gelo. Le terre più. uliginose sono mutate in risaie; onde sotto la stessa latitudine della Vandea, della Svizzera, della Tauride, abbiamo sta­bilito una coltivazione indiana .2) In questo lungo processo il Settecento aveva rappresentato un momento particolarmente importante. Si era iniziata allora, infatti, quella rivoluzione agronomica destinata a mu­tare rapidamente il carattere dell'agricoltura lombarda mediante la sosti­tuzione della vecchia tecnica agricola del maggese con il sistema della rotazione continua e la conseguente diffusione della risaia e del prato irri­guo. s) Inoltre il catasto tercsiano, fissando in una moneta ideale, lo scudo, il valore comparativo di ogni proprietà aveva rappresentato indubbiamente un grande impidso al miglioramento fondiario perchè gli aumenti di valore dell'immobile, dovuti alla capacità e allo spirito di
1) G. CATTANEO, Notizie naturali e civili su la Lombardia, ora in Scritti storici e geografici a cura di G. Salvemini e E. Sestan, I, Firenze, 1957, pp. 309-433. U saggio era inizialmente apparso nel 1844 (Milano, Tip. Bernardoni) in nn volume miscellaneo dal medesimo tìtolo (del anale il Cattaneo aveva pubblicato precedentemente l'annuncio e il progetto nel Politecnico, VII [18441, fase. XXXVOT, pp. 212-22), uscito in occasione del VI congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Milano nel settembre 1844.
2) Cfr. C. CATTANEO, Notizie naturali e civili su la Lombardia, cit., p. 420. Netta era la contrapposizione con la povertà delle zone montuose: Le rìpide pendici, ridotte in faticose gradinate, sostenute con muri di sasso, su le quali talora il colono porta a spalla la poca terra che basta a fermare il piede d'una vite, appena danno la stretta mercede della manuale fatica. Se il coltivatore dividesse gli Bearsi frutti con un padrone, appena potrebbe vivere. La terra non ha quasi valore, se non come spazio su cui si esercita l'opera dell'uomo, e officina quasi del coltivatore; e il paesano è quasi sempre padrone della sua gleba, o almeno livellano perpetuo... Un distretto di questa fatta conta tante migliaia di proprietari quante sono le famiglio (p. 426).
3) Cfr. E. SERENI, Storia del paesaggio agrario italiano, Bari, 1961, p. 276. Tra le nuove forme del paesaggio agrario quella che assomma in se, per COBI dire, il processo storico in esame, è quella della cascina, il nuovo centro aziendale della grande affittanza capitalistica... Alla minore unita culturale del podere, adeguata alla capacità lavorativa di ima famiglia più o meno numerosa, subentra ora la massiccia unità culturale della ca­scina, adeguata alle nuove esigenze tecniche ed economiche di una agricoltura che dalla fase artigianale passa a quella dello manifattura, con importanti apporti di capitali fissi e circolanti e con l'impiego normale d! mano d'opera salti ria t a (pp. 280-81). Per un appro­fondito esame del problema cfr. M. ROMANI, L'agricoltura in Lombardia dal periodo dello riforme al 1859, Milano, 1957, passimi L. C A FAUNA, La rivolwnone agraria in Lombardia, in Annali, Istituto G. Feltrinelli, II (1959), pp. 367-428, e ora la nuova edizione di KENT ROBERT GHEENFIELD, Economia e liberalismo nel Risorgimento, con prefazione di R. ROMEO, Bori, 1964 (in particolare i primi due capitoli della parte prima).