Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <243>
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XI Ministero Capponi e il tramonto del liberalismo toscano nel y48 243
voleva dire, allora, in Livorno e nel resto della Toscana e dell'Italia, chiamare a sciogliere gli alti problemi dell'indipendenza e della li­bertà interna la nazione, ma dare la cosa pubblica ad una rappre­sentanza minuscola di un partito, seguita da un gruppo di facino­rosi, riscaldati da discorsi, vuoti di sostanza ed esaltati di forma, eccitati da promesse economiche di impossibile attuazione. Procla­mare la Costituente montanelliana equivaleva ad affrettare, ancor più di quello che i tempi concedessero, la risurrezione mazziniana, dalla quale il Montanelli e con lui il Guerrazzi distaccavansi per molti e profondi dissensi ;l era lo stesso, che suscitare le più nascoste pas­sioni demagogiche in Roma ed in Piemonte, quando tutto ciò non avesse causato una viva reazione fra i Principi, sui quali sì fonda­vano le speranze dei giobertiani, contro ogni fenomeno che avesse fÉ. rapporto col problema dell'indipendenza. I sovrani italiani non avrebbero mai consentito di affidare il loro trono ad un popolo in­consapevole dei .propri doveri/E la Costituente montanelliana, in ultima analisi, acuiva il dissenso fra gli italiani distinguendoli in popolo e non popolo, in democratici e non democratici, giuocando sul senso delle parole, ponendo al bando le menti più forti ed ener­giche, che allora possedesse l'Italia, ridestando la lotta di classe e l'odio sociale, cause essenziali della rovina di molti tentativi rivolu­zionari sia carbonari che mazziniani,mItalia aveva bisogno di unione e non di divisioni bizantine e di discussioni sulla preferenza da darsi alla repubblica o ralla monarchia. Dar vita ad un nuovo partito, quando tre mesi di dolorose esperienze e di lavoro intenso cominciavano a far comprendere la verità delle cose, significava dare un colpo mortale ai pericolante edificio della nostra libertà. Questo intese il Capponi, come lo vide anche il. Guerrazzi, che del popolo erasi servito per giungere al potere; ma ohe, conseguito ciò che si era prefisso, voleva avere da guidare non un cavallo lanciato a briglie sciolte ma.eorretto e domato da freni poderosi. Egli, che, più del Montanelli, era espèrto delle cose politiche, intendeva che il popolo, allora, non era atto all'ufficio di governarsi icon le proprie forze, ma che utilizzato per esercitare al momento opportuno sulle sfere politiche una pressione possente, conveniva tenerlo sotto una mano di, ferro.- Il popolo era allora in­consapevole di quel che fosse l'Italia, -di'òfe volesse dire il governarsi secondo la sua volontà : a questo dovevano provvedere, solo, coloro che ne fossero stati capaci. Onde, ne derivò l'adesione più o menò
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