Rassegna storica del Risorgimento

DEPRETIS AGOSTINO
anno <1965>   pagina <165>
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Appunti per una biografia di Agostino Depretis 165
Il Castellazzo Beccaria era una vasta possessione, di proprietà del Pio Luogo de' poveri Derelitti di Pavia, che misurava circa 580 pertiche milanesi, pari a circa 522 pertiche pavesi. Nel 1789 Leopoldo Buccellati aveva ricevuto la vendita ed investitura perpetua della proprietà, mediante un'asta pubblica, *) con un canone annuo di lire 2 e soldi 3 di Milano per pertica pavese, e cioè di complessive lire 1.124. Trattandosi però di un livello a contratto misto di vendita , il Buccellati fa tenuto ad affran­carsi immediatamente da un terzo dell'intero canone , al prezzo di lire cen­to per ogni tre lire di annuo canone e dovette versare pertanto lire 374, soldi 13 e denari 4 e per i residui due terzi quale livellarlo ai impegnò a pagare annualmente lire 749, soldi 6 e denari 8. À causa dell'intemperie e qualità de' tempi non fu possibile procedere subito all'esatta misura dell'intera possessione. Le due parti si misero d'accordo per eseguire detta misurazione appena possibile.2) Il che avvenne nel settembre del 1790. Nella possessione furono distinte sei diverse parti: 1) Vigna detta la Ma-sone con campo contiguo; 2) Due campetti; 3) Corpo di terreno detto La Masone intersecato dal cavo Cerca; 4) Reliquato de' due pezzi con Cam­petto contiguo al vecchio caseggiato stato demolito; 5) Caseggiato nuovo detto del Castellazzo con cascina e corte; 6) Proprietà detta la Casci-netta con picciola casa . 3) Quest'ultima proprietà, che era divisa dal resto della possessione, misurava poco più di 10 pertiche pavesi, le altre cin­que parti circa 512 pertiche, per un totale complessivo, come si è detto, di poco più, di 522 pertiche pavesi.
Questa proprietà subì varie vicende tra il unire del secolo XVIII e i primissimi lustri del XIX e i Buccellati riuscirono a conservarne soltanto poco più di una terza parte, come vedremo più precisamente tra breve. Nel 1818 Francesco Depretis comperò dai fratelli Carlo e Pietro Antonio
ghi, negli Ambulatori della Camera, dicesse: Io sono di famiglia di mercanti, di cam­pagnoli, i quali lavorando, industriandosi su terre avute in enfiteusi da nn convento, sTerano costituiti in agiatezza (P. G. MASSIMINO, A, Depretis. Note funebri e pensieri politici, Torino, 1887, p. 10).
1) Il sistema delle asto pubbliche, usato specialmente dai Luoghi Pii, era nettamente disapprovato da Stefano Jacmi, anche se i danni erano maggiori nella alta che nella bassa pianura: Col sistema delle aste l'affittuario sa che della sua condotta non sarà tenuto alcun conto; che un pessimo agricoltore, un uomo sconosciuto o di dubbia solidità economica, lo potrà privare della conduzione, offrendo pochi centesimi di aumento in suo confronto nella prossima asta; quindi la sua attività mirerà a null'altro che a cavare dal fondo il massimo guadagno possibile, anche a danno di onesto, senza lederò ai patti della scrittura. L'apparente rendita maggioro ohe si otterrà col mezzo dell'asta sarà pagata ad usura dal proprietario colla diminuzione del valore intrinseco dolio stabile e l'interesse del paese vi scapiterà (op. ciUt pp. 250-51).
a C. D., a. II. b. 13, f. 32.
S) Ibid.