Rassegna storica del Risorgimento

DEPRETIS AGOSTINO
anno <1965>   pagina <175>
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Appunti per una biografia di Agostino Depretis 175
non era che la sostituzione, anche nel sistema delle proprietà fon­diarie, del regime di libertà a quello delle proibizioni e dei vincoli... il progresso della società moderna nelle vie dell'emancipazione economica ed industriale, condizione prima ed essenziale dello svolgimento della ric­chezza e prosperità nazionale . Gradualmente i contratti enfiteutici sa­rebbero andati diminuendo con grande vantaggio dell'economia agricola inceppata dalla perpetua irreparabile separazione delle due parti che costituiscono il dominio dominio diretto ed utile la quale pone in forzati reciproci rapporti proprietari, che in perpetuo non potranno mai avere il materiale godimento e possesso della cosa propria, né alienarla, né migliorarla, né disporne per nuove e più proficue destinazioni; e pos­sessori del pari eternamente incapaci di divenire veri e propri proprietari e dispositori dei fondi; impotenti ad inspirare ai capitali la necessaria fiducia acciò si versino sulle terre da loro coltivate; tormentati da una rovinosa solidarietà con tutti coloro ai quali cedessero o partecipassero il loro diritto utile; quasi sempre condannati a dipendere senza concorso della propria volontà da un maggior numero di padroni, per le divisioni, e suddivisioni del dominio diretto fra gli eredi e successori del primo conce­dente; ed infine gli uni e gli altri spesso coinvolti nei lacci di lunghe e di­sastrose liti occasionate dall'indole dei rispettivi diritti . Una enorme massa di proprietà sarebbe stata in tal modo sciolta da vincoli secolari e restituita al libero commercio; sarebbe cresciuto il numero dei veri pro­prietari del suolo coi loro istinti di ordine e di affetto al paese , aumen­tata la circolazione dei capitali ed il loro impiego sulla terra, aperte nuove sorgenti di lavoro e di attività.
Queste argomentazioni della commissione trovarono accoglimento quasi generalmente favorevole. Numerosi si manifestarono invece i dis­sensi intorno al modo dell'affrancazione che, se si fosse dovuta effettuare, secondo il progetto governativo, mediante cessione ed assegno a favore del direttario d'un'anima rendita iscritta nel Gran libro del debito pub­blico al cinque per cento, eguale all'ammontare dell'annua prestazione da affrancarsi si sarebbe risolta, a giudizio del senatore Vigliani, in una espropriazione forzata.1) Inoltre, come fu anche detto, i proprietari direttari avrebbero dovuto ricevere in pagamento del capitale loro dovuto dei titoli di rendita iscritta non già al loro prezzo corrente nel comune commercio, ma al loro valore nominale,8) perdendo cioè oltre il 30 del valore effettivo.
J) Cfr. Discorso pronunciato al Senato il 14 luglio 1862, in occasione doliti discussione sol progetto di legge per L'annuieameuto dei canoni enfiteutici (hi G. D'AMELIO, Stato e Chiesa, cìt, Documento 1.26, pp. 353-04, 354).
2) Ibid.t p. 364.