Rassegna storica del Risorgimento

CIRCOLO ITALIANO DI GENOVA; REPUBBLICA VENETA 1848-1849
anno <1965>   pagina <199>
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Il Circolo italiano di Genova per Venezia 199
talea che faccia sentire la sua voce e valere i BUOI diritti: ' Venezia deve essere soccorsa immediatamente; o provveda il governo* o il popolo si muoverà, e so sarà necessario, scenderà in piazza.
Nelle sedute del 24 e del 25 settembre nuovi argomenti riguardanti Venezia sono all'ordine del giorno. 2) Nella seduta del 26 settembre il pre­sidente Filippo De Boni legge all'assemblea l'indirizzo del Circolo alla flotta sarda, affinchè non abbandoni Venezia3) e nelle successive del 27 e 29 set-
Circolo Italiano; Seduta del 19 settembre; Presidente Filippo De Boni (Firmato: Un socio del Circolo), Tip. Ferrando: Ticn dietro la lettura della esposizione Carminati del buon desiderio di alcuni portoriani [cioè abitanti del quartiere popolare nel centro di Genova denominato Porteria] di destinare a Venezia il ricavo del ballo La Moresca coi si pro­ferivano. U Circolo riconoscente ricambia i saluti degli animosi e cortesi giovani, che avevano levati i cappelli in alto ai primi applausi . (Archivio Buffa, Ovada).
*) A proposito del milione votato da Genova in sussidio di Venezia e della con­troversia insorta col Ministero per il pagamento, è interessante una lettera, conservata dal Museo del Risorgimento di Genova di Giuseppe Dnrini, scritta da Torino il 29 settem­bre 1848 al ministro Vincenzo Ricci, nella quale Io esorta ad interessarsi della questione per trovare una soluzione rapida di tale vertenza.
2) Genova 27 settembre 1848; Circolo Italiano; Seduta del 24 settembre; Presidente: De Boni, Tip. Collo (Foglio volante): sul verso: Seduta del 25 settembre. Letto dal Segre­tario ed approvato il processo verbale della precedente, il Lazotti comunica la corrispon­denza coi Sindaci della Citta circa l'imprestato del milione a Venezia; donde risulta che i commissari Veneti non furono dal Revel bene informati della domanda dei Sindaci abba­stanza larga per comprendere tutti i mezzi più. acconci a fruttare il deliberato soccorso.
Legge quindi una lettera indiritta a' Circoli Liguri pei soccorsi settimanali a Venezia. Nel corso della seduta si fa anche menzione dei fanciulli che contenti di poco pane ri­sparmiano a prò di Venezia ciò che a vece del consueto asciolvere ottengono dai genitori in denaro. Infine il Lomellini informa l'assemblea sull'offerta a Venezia d'un migliaio di franchi inviato dalla Guardia Nazionale di Savona. 11 giorno seguente informa il foglio, Il Lazotti richiama il Circolo alla pericolante Venezia, all'imprestito Veneto, alla voce corsa, ma non credibile e non creduta dal circolo dei 550.000 franchi speditile dal mini­stero PineQi. Dai discorsi tenuti in proposito da parecchi soci tra cui il generoso Bixio, si fa manifesto, che il solo valsente dei fucili ritenuti, fu inviato, non si sa bene se ad Albini od al governo Veneto. Quindi ninno si lasci addormentare nell'opera di carità e di giustizia Italiana: si solleciti un soccorso degno di Genova... Si mandi un indirizzo alla flotta Sarda, firmato dal popolo Genovese, perchè essa ritorni alla difesa di Venezia, e non si macchi dell'abbandono che svergognò i Napoletani. Questa fu la proposta del Bixio, e venne votata per acclamazione, con incarico al presidente di stendere l'in dirizzo . (Archivio Buffa, Ovada).
*) Il popolo genovese alla flotta sarda, manifesto, recante le firme: Filippo De Boni presidente, D. Pellegrini segretario, del Circolo Italiano, Tipografia Delle Piane. Ne abbiamo rintracciato una copia in Genova. Poiché tale documento è assai raro, è utile riportarne qualche passo. Si dice ai marinai liguri: Or, si tenta, o fratelli, ravvolgere voi pure, benché intemerati, ncH"mfanua dell'armistizio Salasco, che di faccia al giallo ed al nero coperse i tre colori italiani. E voi, compiangendo quo* nostri cari che furono vinti sulle pianure lombarde, perchè noi furono che dall'inganno fraterno, badate! Dopo san­tissimi indugi, voi non lasciaste Venezia che per promesse solenni del generale La Mormora, del vostro Ammiraglio, e deDo stesso Governo, le quali vi assicuravano compresa nello qrfpjfltfafo quella città generosa. Ma già la promessa è violata; e il governo, o bugiardo, o nullo, ha ben altro che fare, vorrebbe, ma invano, trasmutare i soldati di Goi I o in birri tedeschi con assise italiane per mandorli in Toscana a spargere sangue italiano! Vendicateci