Rassegna storica del Risorgimento

CIRCOLO ITALIANO DI GENOVA; REPUBBLICA VENETA 1848-1849
anno <1965>   pagina <209>
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// Circolo italiano di Genova per Venezia 209
AL CITTADINO LAZZARO REBIZZO - GENOVA l)
Eccellenza Venezia* 3 febbraio 184
Sei veramente insopportabile! Ci era bisogno detta testimonianza del Di Negro2* per persuaderti che ti ho sempre voluto bene? Ti Ito voluto bene. Dio mei perdoni, anche quando sotto la scorza diplomatica facevi propaganda sarda 3) nella povera Venezia e le facevi ribellare le improvi de provinci e.*1 Quand1io prediceva le consc-guenze funeste di quei maneggi, tu, se non con la bocca, col cuore mi giudicavi fana­tico e pazzo. Ma se questo pazzo fosse stato ascoltato, si sarebbero evitate molle sven­ture e molte vergogne- Ma se questo pazzo non fosse persistito nelle sue fantastiche­rie, Venezia sarebbe in mano dei tedeschi, e Vonore d'Italia irreparabilmente per­duto. Quando la cittadina Bianca Rebizzo ebbe notizia del mio contegno nel 22 marzo,
lì Timbro dipartenza: P. D., Venezia 3 febbraio; Timbro di arrivo: Genova 9febbraio.
2) Gian Cario Di Negro (1769-1857), letterato e poeta, fu mecenate di larga riso­nanza in Italia e in Europa. Accolse per oltre mezzo secolo nella sua splendida villetta in Genova, letterati* artisti, scienziati, uomini politici. Furono suoi ospiti: il Monti, il Fo­scolo, il Piudemontc, il Giordani, il Cesari, il Pcrticari, il Manzoni, il Cantò, Byron, la Sand, Balzac, la Staci. Numerosi statisti lo frequentarono, da Napoleone a Crispi. Protesse Niccolò Paganini e molti giovani artisti genovesi. Nell'occasione del Congresso degli Scienziati, tenuto a Genova nel settembre del 1846, diede ospitalità agli intervenuti con vera munificenza. Ebbe relazione con Carlo Alberto, che ospitò in forma privata. Promosse iniziative culturali in Genova e radunanze letterarie e fece innalzare nella sua villetta busti ad insigni personaggi.
3) Il Rebizzo era stato nominato inviato straordinario del governo sardo presso il Governo Provvisorio della Repubblica Veneta il 31 marzo 1848. Arrivò a Venezia il 12 aprile; il suo compito aveva uno scopo ben definito: svegliare simpatie per il Piemonte. Scrive il Depoli: Arrivato a Venezia, il Rebizzo trovò che, almeno in città, Vestasi del popolo per la Repubblica era tale che " era duopo a qualunque costo farla come coi sonnamboli, cioè lasciarlo e lasciarlo sfogare per andar poi destandolo a poco a poco Ss Egli ai attenne pertanto, specialmente nel primo periodo della sua missione, alla lettera delle istruzioni ricevute, accontentandosi di destare simpatie per Carlo Alberto esaltando la magnanimità del gesto col quale aveva messo a repentaglio il Suo Paese e la sua corona per l'indipendenza dell'Italia, scusando i ritardi dell'azione militare ed illu­strando accademicamente i vantaggi di una unione quanto più stretta possibile (Cfr. DEPOLI, I rapporti voi. I, cit., p. 169). Il Manin aveva guardato con diffidenza la propa­ganda sarda del Rebizzo, e aveva subito temuto la possibilità che il Piemonte riuscisse ad indurre Venezia in proprio favore. Per Venezia che si ora li Iterata da solo osserva il Depoli il problema dei rapporti con Io Stato Sardo non ai era ancora posto nò il Governo aveva avuto cura di assicurarselo come alleato : ** nessuno in quel momenti
dirà il Rebizzo aveva pensato che vi fosse un Piemonte "; d'altro canto il grido di Viva S. Marco aveva automat inamente dato allo Stato Veneto un contenuto aper­tamente municipale ohe spinge il suo Governo ad atteggiamenti federalistici, in contrasto con qualsiasi programma di vera unità, sia limitata alla Lombardia, sia estesa al Piemonte (Cfr. DEVOTA, Ì rapporti, voi. I, pp. 169-170). Il Robizzo aveva lasciato Venezia il 3 luglio 1848. Nell'Istituto Mazziniano di Genova è conservato il manoscritto del Rebizzo (fasci­colo 3128): Osservazioni sullo fusione di Venezia cogli Stati Sardi, pubblicato dal Dopali nell'opera citata.
4) Il Manin non conosceva però realmente l'atteggiamento antirepubbUcano e anti­veneziano delle province venete* L'azione propagandistica del Hobizzo nelle province fu in verità poco consistente; il Manin gli addebita responsabilità che non gli sono dovute*