Rassegna storica del Risorgimento
CIRCOLO ITALIANO DI GENOVA; REPUBBLICA VENETA 1848-1849
anno
<
1965
>
pagina
<
211
>
Il Circolo italiano di Genova per Venezia 211
I salutati ti risalutano. Viezzolil) da più mesi è partito di qui, ed andato a
Fiume. Ricordami alla cittadina Bianca. Dal Marchese Pareto 2) attendo ancora
risposta ad una mia lettera d'agosto.
Tuo aff.o
Manin
II 13 febbraio 1819, dopo due mesi di insistenze e di tentennamenti, il Circolo Italiano fu chiuso, perchè scriveva Gioberti,s) era ora di finirla colla demagogiat la quale, a suo avviso, aveva fatto il suo tempo, e soltanto abbattendola il Piemonte poteva acquistare credito in Europa. Le speranze che il prestito fosse concesso erano ormai spente; Ottavio Lazotti, qualche giorno dopo la chiusura del Circolo, aveva pubblicato un rendiconto morale dell'attività di questo *) nel quale era contenuta una aspra critica del Ministero democratico. Vi si legge tra l'altro: nulla diremo dei soccorsi promessi a Venezia, che dai Giornali ministeriali si asserivano effettuati, e che sono ancora ridotti a vane parole. Nulla del milione decretato da Genova, sospeso da Pinelli, e quindi dal Ministero che ne ha diviso i portafogli .
Da quanto è stato fin qui riferito è facile trarre conclusioni in senso unilaterale, attribuendo la sospensione del prestito all'insensibilità del governo sardo, all'ostilità clie questo aveva verso il Circolo Italiano. Bisogna considerare anche l'altra faccia della realtà: il Circolo genovese sosteneva una causa giusta, e i suoi attacchi al governo erano giustificati, ma anche il governo non era in mala fede.
Abbiamo già indicato le ragioni sostanziali di tale sospensione dovute alle strettezze economiche del Regno (basti pensare al mantenimento dell'esercito sul piede di guerra, alle nuove spese per l'armamento, ai prestiti cui doveva ricorrere il governo all'estero). Il ministero delle Finanze ad un certo momento avvertì l'impotenza tragica di non poter andare oltre con i prestiti ai cornimi: i pericoli erano molti, e sarebbe lunga la loro illustrazione. Per amor del vero il governo sardo era ben disposto verso Venezia, e a confermare ciò basta una
*) Cognato del Manin.
s) L'indicazione parrebbe alla persona del marchese Lorenzo Pareto (1800-1865), ministro degli Esteri dorante il primo Ministero costituzionale del Regno Sardo, presieduto da Cesare Balbo, e presidente della Camera nella seconda legislatura. Restando generica l'indicazione del solo cognome, si può anche avanzare l'ipotesi chela citazione possa riferirsi al fratello dell'ex ministro: Gaetano Pareto (1806-1894), il quale operò intensamente in favore dell'unione del Piemonte, della Lombardia e del Veneto, e che aveva sostenuto che si dovesse accogliere la fusione delle province venete, senza aspettare la decisione di Venezia.
3) In una lettera inedita a Domenico Buffa del 15 febbraio 1819 (Archivio Buffa, Ovada).
*). Manifesto col titolo grande Fratelli, Tip. Diignino, senza data, ma posteriore al 13 febbraio 1849.