Rassegna storica del Risorgimento
CLERO ITALIA 1870
anno
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1965
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pagina
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220
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220
Giacomo Martina S. J.
la data della lettera, composta come, si vedrà nei primi mesi del 1871, vano sarebbe ogni tentativo di identificarne l'autore. Possiamo solo affermare che esso era un giovane di famiglia benestante, probabilmente nobile, dell'Italia meridionale, residente a Taranto, che aveva un fratello sacerdote.
Dopo un'educazione cristiana, orfano di madre ancora giovane, perse la fede e, per parecchio tempo, rimase lontano dalla Chiesa e da ogni pratica religiosa. Ardente liberale, fu condannato dal regime borbonico a 1 ungili anni di domicilio coatto. Fermatosi a Roma per vari mesi presso la famiglia di suo zio, dette il suo voto in un plebiscito (che ovviamente non può essere altro che crucilo dell'ottobre 1870 per l'annessione della città al Regno d'Italia). La lettera è posteriore di qualche mese al plebiscito. Nei giorni di Natale, in seguito a varie circostanze che egli espone diffusamente, ma sulle quali penso sia superfluo soffermarsi in questa sede (essenzialmente per l'esempio della pietà dei suoi parenti, sincera, ma, come egli sottolinea, semplice e scevra di ogni bigottismo), egli si riavvicinò alla fede e volle ricevere i Sacramenti. II racconto a questo punto ci informa della prassi seguita allora nell'amministrazione della Penitenza, e contiene anche qualche altro particolare degno di rilievo. Dall'insieme si ha l'impressione che l'autore della lettera sia ancora abbastanza giovane (verso la conclusione, in uno slancio di fervore, egli parla di una possibile ascesa al sacerdozio): d'altra parte, se si tiene conto che egli aveva passati vari anni al confino prima del 1860, e che il documento risale al 1871, si deve concludere che al momento di scrivere al P. Ricasoli egli fosse fra i trenta e i quaranta anni. Lasciamo ora la parola a colui che il gesuita fiorentino, annotando brevemente in margine il foglio, chiama, nello stile dell'epoca, un giovane ravveduto.
Troviamo innanzi tutto un severo giudizio sul clero di Taranto. Nell'esporre le cause della sua grave erisi religiosa, l'autore scrive: Àggiungesi a ciò che la poco esemplare condotta (per non dire scandalosa) di gran parte del clero Taren-tino e le condizioni del culto in quella città, spinto a un degradante fanatismo non militava gran fatto in favore d'un ritorno a quella stessa religione in cui pur ero stato allevato... . Il giudizio, che non perde di valore per essere contenuto in un inciso, anzi se mai ne acquista, conferma quanto sappiamo da altre fonti degne di fede sulle condizioni del clero meridionale verso la metà del secolo XIX, tutt'altro che entusiasmanti.l)
A Roma, il giorno dopo la festa di Natale, il nostro, sul punto di convertirsi, cercò qualche confessore nella chiesa di S. Agostino, allora come oggi officiata dagli Eremitani di S. Agostino: la scelta della chiesa sarà dipesa probabilmente dalla prossimità della abitazione. Dovetti tornare più, tardi nel pomeriggio, e con mio dolore e non poco stupore, mi fu fatta a bella prima una domanda assai strana, più atta a suscitare dubbi che a dileguarli. Di qual paese siete?... avete dato il voto nel plebiscito?
*) Cfr. G. MAUTWA., II cloro italiano e la sua anione pastorale verso la metà dell'Otto-cento, in R. AUBBRT, Il Pontificato di Pio IX, Torino, 1964, pp. 570-784, noce. pp. 762-765.