Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1914-1915; PARLAMENTO ITALIANO RAPPORTI CON IL
anno <1965>   pagina <233>
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Parlamento e Governo [dicembre 1914-marzo 1915) 233
non di accenno a imminenti perìcoli ma di ferma fiducia che l'opera dei reggitori dello Stato riuscirà eguale al loro dovere di preservarlo da ogni pericolo e di farlo proseguire nella via augurale dei suoi destini. )
Salandra concluse la non lunga discussione ribadendo nuovamente, con semplici ed esplicite parole, l'indirizzo e i criteri politici del Governo: La linea di condotta che ci eravamo tracciata e che, come è stato riconosciuto, chiara­mente esponemmo il 3 dicembre, ci addossa una grandissima responsabilità, perchè ci lascia una piena libertà di azione... Teniamo il posto che il destino ci ha assegnato con profondo sentimento degli alti doveri che l'ora c'impone, libertà di fare, come dissi nell'altro ramo del Parlamento, ci si deve lasciare; ci si deve lasciare piena e completa. *) Subito dopo, per appello nominale, tutti i centosessantaquattro senatori presenti approvarono le comunicazioni del Go­verno. Il giorno dopo, altri sette senatori dichiararono che, se fossero intervenuti alla tornata precedente, avrebbero anch'essi votato a favore.3)
Era i commenti dei giornalisti, più netta e interessante una lunga corrispon­denza dell'onorevole Emilio Faelli, il quale concludeva ripetendo la sua prece­dente constatazione: Anche qui come alla Camera si è unanimi nell'esprimere un voto che consenta al governo ogni potere, per modo che dopo la approvazione della neutralità, esso possa uscirne se, come e quando giudicherà che convenga all'Italia, e piuttosto con un incoraggiamento ad ogni energia che come un con­siglio di rassegnazione o di qualche cosa che somigli all'inerzia.4)
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Ecco le successive discussioni e votazioni della Camera in quel periodo ecce­zionale e decisivo. H 19 febbraio 1915, un giorno dopo la ripresa dei lavori par­lamentari, l'onorevole Guido Marangoni, a nome dei socialisti ufficiali, fautori della neutralità assoluta, propose che, non appena terminasse la discussione, che era in corso, del bilancio del ministero delle Poste e dei Telegrafi, si iniziasse quella del bilancio degli Esteri, perchè, in un'ora così grave, il Parlamento e il paese fossero messi al corrente delle nostre relazioni internazionali. Similmente, l'onorevole Eugenio Chiesa, per il gruppo repubblicano e alcuni deputati di altri settori, presentò una mozione intesa ad ottenere che il Governo spiegasse chiara­mente le sue direttive di fronte al conflitto. Salandra dichiarò che non poteva accettare la proposta dell'onorevole Marangoni. E, siccome questi, in previsione del diniego, aveva chiesto la votazione nominale, si esegui l'appello. La proposta venne respinta con duecentocinquantaquattro voti e solo ventisette favorevoli. Parteciparono alla risoluzione quasi tutti i più. autorevoli deputati, che si erano pronunziati per il Ministero nella seduta del 5 dicembre 1914.
Subito dopo, per la mozione Chiesa, il Presidente del Consiglio prese di nuovo la parola, dichiarando che nell'interesse dello Stato il Governo non credeva opportuna in quel momento una discussione su la politica estera. Perciò non aveva potato accettare la proposta Marangoni e pregava l'onorevole Chiesa di
i) Atti Parlotti, della Camera dei Senatori, cit., p. 1209.
2) jtfi Parlata, detta Camera dei Senatori, citM pp. 1229-31.
B> yfifì Padani, della Camera dei Senatori, cit., pp. 1230-31 e 1233-34.
4) // Secolo XIX, 1S dicembre. Cintone, La discussione politica a Palazzo Madama*