Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1914-1915; PARLAMENTO ITALIANO RAPPORTI CON IL
anno <1965>   pagina <234>
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Corrado De Biase
non insistere per lo svolgimento della sua mozione. Il Governo soggiunse Salamlra fino a questo momento non ha nulla da mutare alle dichiarazioni fatte alla Camera nel dicembre scorso. ') Tale netta presa di posizione e il voto di fiducia di grandissima maggioranza rinnovarono e riconfermarono, il 19 feb­braio 1915, i rapporti fra Parlamento e Governo quali si erano determinati il 5 dicembre 1914, dopo l'ampia discussione del programma del Ministero; i rap­porti cioè imperniati su due punti essenziali: proclamazione delle giuste aspira­zioni nazionali e fiducia al Governo nel significato di piena libertà di azione.
Nello stesso febbraio* nuova importantissima discussione e votazione nella Camera. Il 25 di quel mese, a Reggio Emilia avvenne un sanguinoso scontro tra la forza pubblica e un gran numero di socialisti ufficiali risoluti a impedire con la violenza un comizio interventista, del quale era oratore Cesare Battisti. Non soltanto in conseguenza del luttuoso episodio, ma a scopo di prevenzione gene­rale, il Consiglio dei ministri deliberò che si dessero istruzioni ai prefetti di vie­tare le riunioni e qualsiasi altra manifestazione pericolosa per l'ordine pubblico, cioè sia i comizi nei luoghi pubblici, sia quelli cosiddetti privati, che si tenevano per invito e a porte chiuse. Sui fatti di Reggio Emilia e, anche più, su l'imme­diata disposizione generale, furono subito presentate interrogazioni alla Camera; e, fra esse, ima dei socialisti ufficiali. Nello svolgerla, l'onorevole Turati sostenne che il Governo aveva mutato l'indirizzo della politica interna. Salandra chiari che la deliberazione era derivata dalla situazione veramente eccezionale, in cui si trovava il paese, alla pari di tutti gli altri di Europa: situazione internazionale, la quale imponeva tali necessità di ordine pubblico e difesa della pace pubblica, che, anche per i suoi effetti nei rapporti internazionali, era indispensabile mu­tare certe interpretazioni delle leggi vigenti. Si era dunque data, di fronte alle esigenze del grave momento, un'interpretazione più restrittiva alle disposizioni sul diritto di riunione, sia dello Statuto, sia della legge di pubblica sicu­rezza. 2)
Non soddisfatto della risposta, l'onorevole Turati, per promuovere una riso­luzione della Camera, propose che s'invertisse l'ordine dei lavori parlamentari, nel senso che, in luogo del bilancio prestabilito, venisse immediatamente discusso quello dell'Interno; e insistette nel dire che fosse mutato appunto l'indirizzo della politica interna. Il Presidente del Consiglio negò il presupposto addotto, e, riaf­fermando il suo disdegno per le schermaglie parlamentari, chiese che si proce­desse subito alla votazione, per appello nominale. La proposta Turati fu respinta, il 27 febbraio, da tre ccutoqn atto rdici deputati su trecento cinquantotto votanti. Tranne l'atteggiamento dei socialisti riformisti, si rinnovò lo schieramento dei singoli deputati e dei gruppi parlamentari, quale si era determinato nelle vota­zioni del 5 dicembre 1914 e del 19 dello stesso febbraio 1915. A nome dei socia­listi riformisti, Agostino Berenini aveva dichiarato che il gruppo avrebbe votato contro, riferendosi però alla sola specifica questione di politica interna e di li­bertà, senza che il suo atteggiamento favorevole all'indirizzo del Gabinetto nella politica estera ne potesse comunque essere modificato.3)
*) Alti del Parlanu Imi. re, cit., Camera dèi Deputati, Discussioni, voi. VI. pp. 6179-81.
z) Atti del Parlam. Imi., cit., pp. 6481-90.
*} Atti del Parlam. Imi., cit., pp. 6530-35.