Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1914-1915; PARLAMENTO ITALIANO RAPPORTI CON IL
anno <1965>   pagina <235>
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Parlamento e Governo {dicembre 1914marzo 1915) 235
Il voto di fiducia del 27 febbraio '15 non contenne e non poteva contenere alcun significato di libertà di azione al Governo: questa infatti aveva riguardato, nelle due votazioni precedenti, la politica estera, e, più. precisamente, la condotta dell'Italia nel conflitto, e lasciava al Governo la facoltà di scegliere il fine e il mezzo. La discussione relativa al divieto dei comizi e la successiva votazione ebbero invece per oggetto la politica interna; e, lungi dal concedere al Ministero facoltà di scelta dell'indirizzo, importavano un criterio preciso, determinato, da seguire. Era l'opposto della libertà di azione: il Governo aveva stabilito ed esposto una direttiva generale dopo i fatti di Reggio Emilia e la Camera doveva accet­tarla o respingerla. Se la Camera non l'avesse approvata, il Governo, secondo l'esplicita dichiarazione del Presidente del Consiglio, si sarebbe dimesso. Di questo carattere circoscritto del voto, una riprova, se ancora occorresse, consiste nella deliberazione del gruppo socialista riformista, per quanto discu­tibile: deliberazione contraria alla politica interna, o, almeno, alla direttiva del Governo nel campo del diritto di riunione dei cittadini, ma favorevole alla politica estera; in effetti, però, nella concreta realtà meccanica della votazione, deliberazione contraria. Certo, i socialisti riformisti si indussero alla capziosa distinzione, in quanto, dalle precedenti dichiarazioni di voto, specialmente dei radicali, era più ebe assicurata la maggioranza favorevole al Gabinetto.
A definire anche più chiaramente i rapporti fra il Governo e la Camera, servì un altro e più complesso atto del Ministero, presentato sul principio del marzo: un progetto di legge contenente provvedimenti per la difesa militare ed economica dello Stato. Proponeva esso di aggravare le pene per chi violasse i decreti di esportazione e per ogni forma, diretta o indiretta, di spionaggio; di attribuire al Governo ampie facoltà in ordine a persone e a materie attinenti alle operazioni militari, alle requisizioni, al soggiorno degli stranieri; di confe­rirgli potestà di vietare a tempo determinato, sotto pene non bevi, la pubbli­cazione, in qualunque forma, di notizie militari. La discussione si protrasse per tre lunghe giornate parlamentari: molti gli oratori dei vari partiti; parti­colarmente dai socialisti ufficiali si protestò accanitamente a nome della libertà imbavagliata; si parlò di più aspetti anticostituzionali del disegno di legge, di delegazione estesissima al Ministero che era una spoliazione del potere legisla­tivo, di abbandono alla mercè dell'arbitrio governativo. Difese il progetto di legge con l'abituale eloquenza il guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando, li­berale di Sinistra e maestro insigne di diritto costituzionale. Fra l'altro, egli disse fortemente: Io non ho qui alcuna dichiarazione politica da fare, se non questa: che il Governo respinge con animo fermo e sereno, nonché l'accusa, soltanto il sospetto che nel proporre i provvedimenti di cui si tratta, esso sia stato animato da idee di reazione o di repressione della libertà individuale . Ed alla fine dichiarò con pari energia e -sincerità: <c Se per un momento ... fossi costretto a scegliere fra la libertà e la sicurezza del mio paese, in quel momento io, con angoscia ma senza esitazione, sacrificherei la libertà . La fiera conclu­sione tu accolta con entusiastico plauso dalla grandissima maggioranza della Camera e dal pubblico delle tribuna.1)
Salandra disse di non aver nulla da aggiungere; ef giacché molte allusioni erano state fatte da vari oratori alla politica estera, affermò, come già altre
') Atti del Parlarti, hai., cit., p. 7221.