Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1914-1915; PARLAMENTO ITALIANO RAPPORTI CON IL
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Parlamento e Governo (dicembre 1914-marzo 1915) 239
Del resto, la stessa Stampa ammetteva che nelle file giolittiane potessero esservi anche elementi essa li qualificava di terzo o quarto ordine che si agitavano e si mettevano in mostra, smaniosi del potere, insofferenti dell'esilio, ansiosi zelatori di una crisi, in cui speravano di arraffare qualche posto in una nuova combinazione ministeriale. *) Porgano ufficiale della Massoneria Italiana , l'Idea Democraticala quale protestava che nessuno poteva supporta tenera per Salandra a causa dei suoi princìpi di conservatore deplorava le continue insidie, i giuochi coperti, le congiure di Montecitorio contro il Ministero e insisteva nel condannare le oscure e non degne schermaglie di un'ostilità latente.2) Anche i maggiori giornali cattolici, non certo devoti al Ministero, adduce vano la loro testimonianza. H Corriere (V Italia asseriva: e La voce delle manovre giolittiane circolava da un pezzo negli ambienti ministeriali. Vi fu anzi un momento nel quale è indubitato che quelle manovre esistevano . E L'Italia e II Momento: Da molte settimane si parlava di congiura giolittiana. Troppi sintomi se ne avevano 3)
Non è possibile accertare se e in qual senso questa categoria di deputati abbia preso parte alle votazioni nell'assemblea. Ma, poiché gli elenchi dei contrari al Governo contengono costantemente solo i nomi dei socialisti ufficiali, dei repubblicani e di qualche indipendente, si può fondatamente desumere che quei deputati, i quali in vari modi e nascostamente si adoperavano per la crisi ministeriale, o si confondevano nella massa di quelli che partecipavano ai pletorici voti di fiducia, o evitavano, assentandosi, di dimostrare apertamente la loro ostilità.
Ora, la condotta di questa categoria di deputati e, tanto più, di quelli individuati gli onorevoli Facta, Peano, Giordano e Falcioni può rispecchiare le loro qualità morali e il loro senso di responsabilità, giacché il voto in assemblea è l'atto più impegnativo di un parlamentare dinanzi agli elettori e al paese; ma non può affatto intaccare il valore giuridico, costituzionale, del contributo di ciascuno alle risoluzioni collettive. Né un governo, che segua una direttiva politica, può compiere discriminazioni fra i parlamentari che palesemente, per appello nominale ed anche nel segreto dell'urna, l'hanno approvata, tanto più nel caso di un voto di fiducia di eccezionale maggioranza; e ciò, non pure per la propria coerenza e per la delicatezza e la difficoltà degli accertamenti, ma per il prestigio stesso del Parlamento e nell'interesse della pubblica opinione.
Nello stesso marzo 1915 ritornò in campo nella Camera la politica estera. Si era in un momento culminante delle trattative diplomatiche con l'Austria. In seguito a rinnovate forti pressioni della Germania e all'andamento generale della guerra, era mutato improvvisamente l'atteggiamento austriaco di pertinace resistenza passiva. L'8 marzo, tre mesi dopo l'inizio delle trattative, il ministro degli Esteri della duplice Monarchia, barone Burian, si dichiarò disposto a prendere in esame la possibilità della cessione di territori di nazionalità italiana.
1) La Stampa, 31 gennaio-1 febbraio, Romanxi parlamentari.
2) Dal Corriere della Sera, 22 gennaio, Severi commenti democratici allo nuove congiure di Montecitorio.
*) Corriere d'Italia, 2 febbraio, Una lettera delVon. Gioliiti', L'Italia, del 3 tesso mese, Chiacchiere intorno alla lettera delVon, Gioliiti; Il Momento, dello stesso giorno, Battaglia incruenta di parole intorno alla lettera delVon, Gioliiti.