Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1914-1915; PARLAMENTO ITALIANO RAPPORTI CON IL
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1965
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Parlamento e Governo (dicembre 1914-morzo 1915) 241
vigorosi nella polemica, animati, pur nelle tesi discordanti, da profondo sentimento patriottico, molti dei più. eminenti deputati: Luigi Dari, Alessandro Stoppato, il Meda, Ettore Sacchi, il Pantano, il Bissolati, il Bexenini, Giuseppe Cane-pa, il Girardini, Giuseppe De FeHceGiuffrida, Eugenio Chiesa, il Barzilai, il Col a Janni, il Treves, il Bentinì, Giuseppe Modigliani, Carlo Altobelli, Ettore Ciccotti, Enrico Ferri, Arturo Labriola. Su tutti primeggiò Filippo Turati, che sostenne con tenacia, con coraggiosa sincerità, con fierezza una strenua opposizione al Governo*
Giolitti, dopo la dichiarazione di voto del 5 dicembre 1914 nella quale rivelò la progettata aggressione dell'Austria alla Serbia nel luglio dell'anno precedente *) ed espresse, pur non senza intime riserve, la propria adesione al prò? gramma del Ministero non prese più la parola, né nelle successive sedute del dicembre, né in tutto il periodo di riapertura della Camera dal 18 febbraio al 22 marzo 1915. Dei giolitti ani, solo l'onorevole Tedesco parlò, e ancb'egli una volta sola, il 4 dello stesso dicembre 1914, ma per una questione specifica: per difendere il quarto Gabinetto Giolitti, nel quale egli era ministro del Tesoro, dall'accusa di non aver provveduto in misura adeguata alla restaurazione delle forze di terra e di mare dopo l'impresa di Libia. Ma nessuno anche minimo intervento di nessuno dei seguaci di Giolitti si ebbe in quelle discussioni di altissima portata politica. E, sia nelle Conversazioni del Malagodi, sia nelle Memorie di Giolitti. non esiste neppure alcun accenno ai pletorici voti di fiducia che conclusero quelle discussioni: ad essi, come si è visto, avevano partecipato Giolitti e i suoi seguaci, e particolarmente i più autorevoli. Solo il voto di fiducia concesso dalla Camera il 22 marzo 1915 è ricordato nei due testi citati.
Prima di quel voto, l'8 del mese, Salandra si recò a visitare Giolitti per una privata conversazione su la politica generale; e Giolitti parlò del colloquio, due Volte, al Malagodi,2) e poi così ne scrisse, più ampiamente, nelle sue memorie: Egli [Salandra] mi confermò le voci che il Governo stesse trattando con l'Austria, senza però entrare in particolari. Io gli dissi che era mio desiderio che il Parlamento gli desse modo di premere sull'Austria tanto da poter ottenere le massime concessioni possibili. Questa conversazione mi persuase sempre più della necessità di lasciare mano libera al Governo, e mi convinse pure che non c'era affatto ragione di allarmarsi per i provvedimenti militari che il Governo stava prendendo, i quali, mentre erano generalmente giustificati dalla situazione, dovevano soprattutto servire a dimostrare all'Austria la necessità per essa di affrettarsi a fare serie concessioni. Da questa conversazione io avevo del resto ritratta la precisa impressione che il proposito del Governo non era di entrare in guerra, ma di premere con lutti i mezzi per persuadere l'Austria a mettere fine alle sue tergiversazioni, ed a decidersi a soddisfare alle giuste esigenze italiane, in base all'art* 7 del Trattato di alleanza ed alle condizioni particolari pei Balcani; e questa impressione io la manifestai apertamente a molti amici ... Dopo la mia conversazione con l'onorevole Salandra, io esortai caldamente i miei amici, pure ancora dubitosi, a votare pel Governo ... Le mie argomentazioni persuasero i miei amici, e il Ministero ottenne il voto di fiducia, per la piena
1) C. De BIASE, La rivelazione di Giolitti del dicembre 1914, Modena, 1960. a) 0. MATJAGQDI, Conversazioni della guerra, ecc, cit., pp. 64 o 83-8*1