Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1914-1915; PARLAMENTO ITALIANO RAPPORTI CON IL
anno <1965>   pagina <242>
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Corrado De Biase
libertà d'azione, che aveva richiesto. J) Da parte sua, Salaudra dice nelle sue memorie a proposito della visita a Giolìtti: Si ridusse a un conversazione gene­rica, nella quale io informai Giolitti delle lente e difficili trattative .a) Sono due dichiarazioni unilaterali, non confortate da alcun documento, né da alcuna prova di altro genere. Ipotesi, deduzioni, interpretazioni varie non sono mancate in­torno ad esse; e altre se ne potrebbero aggiungere, specialmente tenendo conto della diversa posizione e responsabilità dei due interlocutori: l'uno, molto auto­revole, ma semplice deputato; l'altro, capo del Governo, il quale, anche a pre­scindere dall'opinione propria e dei suoi colleghi, non poteva non aver presente che la convinzione della necessità dell'intervento per le rivendicazioni nazionali, non limitate, bensì integrali, si era maggiormente diffusa, specie nei partiti più vivaci e più combattivi, quelli democratici e quelli cosiddetti rivoluzionari.3) Senonchè, quando di un colloquio a due non si è lasciata alcuna traccia di co­mune accordo, e poi l'uno riferisce notizie in tutto o in parte non corrispondenti a quelle dell'altro, non è mai possibile raggiungere la prova assoluta della veri­dicità dello asserzioni dell'uno o dell'altro.
Fatto sta che la dichiarazione di Giolitti contiene alcune affermazioni si­curamente inesatte. Il voto di fiducia, nel senso di piena libertà, non fu chiesto da Salaudra per la prima volta il 22 marzo 1915; e tanto meno in seguito a sugge­rimento e volontà di Giolitti, come parrebbe dalla sua espressione Io gli dissi che era mio desiderio che il Parlamento gli desse modo di premere sull'Austria . Quel voto in quel significato come si è dimostrato minutamente e con dati precisi e documentati era stato richiesto da Sai andrà, con espressioni semplici e chiarissime, e ottenuto a stragrande maggioranza, per la prima volta il 5 di­cembre 1914. Allora le trattative con l'Austria non erano state neppure iniziate. Non dunque allo scopo di esercitare un'azione su l'Austria, ne ad alcun'altra condizione, né ad alcuna riserva o limitazione era stato subordinato o in qualsiasi modo messo in relazione quel voto di fiducia della Camera. Perfettamente di pari significato e di pari carattere il voto espresso ad unanimità dal Senato il 15 dello stesso dicembre. Identica pure la situazione dei rapporti fra Governo e Camera nel febbraio 1915, quando Salaudra aveva riconfermato, nettamente e in tutti i suoi termini, la precedente presa di posizione.
Certo, la libertà di azione implicava naturalmente che il Governo se ne po­tesse valere poi, al momento opportuno, per esercitare un'azione su l'Austria, ma non consisteva in un semplice mezzo di pressione. Ebbe, fin dal primo mo­mento, un contenuto illimitato: come venne riconosciuto nel Parlamento e dalla stampa, importava i pieni poteri finanziari, fiscali e politici, i pieni poteri per la soluzione pacifica o per la guerra. Di poi, non ci fu volta che uomini po­litici dentro e fuori del Parlamento, e scrittori e giornalisti, anche giolittiani, accennassero alla posizione parlamentare del Ministero, senza rilevare la ecce­zionale validità e ampiezza delle facoltà attribuitegli dalla Camera e dal Senato.
fil G. GIOITOTI, Memoria della mia vita. Con uno studio di OLINDO MALACODI, Mi­lano, 1922, voi. II, pp. 532-34.
a) A. SAXÀWDHA, L'intervento (1915) - Bicordi e pensieri, Milano, Mondadori, 1930, p. 41,
3) C. DE BIASE, Concernono nazionale e concenone democratica dell'intervento, in Rassegna storica del Bisorginumto, fase, gennaio-marzo 1964, pp. 79-88.