Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno
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1965
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pagina
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250
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250 Libri e periodici
II primo capitolo (pp. 915) è la necessaria premessa clic non ha bisogno di ampia dimostrazione: le relazioni austro-italiane risalgono a tempi più remoti. Matrimoni dinastici e una nutrita serie dinomi, fra cni risaltano Piccolo mini. Montecnccoli, Marco d'Avia-no e altri costituiscono soltanto due delle tante prove. Rimane l'apporto dell'Umanesimo e del Rinascimento a nord delle Alpi, rimane il fatto che l'italiano era lingua familiare alla corte e nei circoli colti ed influenti delle classi elevate. Di tutte le complesse vicende della guerra di successione spagnola (pp. 16-23) trovano rilievo, né poteva essere altrimenti se si tien conto della finalità del saggio, soltanto quelle propriamente legate agli Asburgo, ed in esse si inseriscono, da una parte le figure di Carlo di Napoli e di Eugenio di Savoia, dall'altra il Muratori e il Leibniz con il loro appoggio materiale e morale per la parte dell'impero.
Il terzo capitolo, abbracciando gli eventi compresi fra Utrecht ed Aquisgrana, ha per polo di attrazione, nel breve giro di poche pagine (pp. 24-30) da una parte il sentimento borbonico, dall'altra quello austriaco, come voleva il detto popolare attribuito a pastori della Sardegna. Fra le guerre (pp. 31-38) si elevano le figure del Vico, del Giannone e del Muratori, dalle cui opere le relazioni con la corte imperiale appaiono largamente illustrate. Meno il Vico, ma il Giannone e il Muratori basterebbero a fornirci anche la misura e il tono dei rapporti fra la curia e l'impero e a spiegarci la più tarda risoluzione dell'illuminismo austriaco e del giuseppinismo. Infatti se il Giannone, nella sua campagna antiromana, trovò rifugio e protezione a Vienna, il Muratori non esitò a pronunciarsi in favore delle aspirazioni imperiali per Comacchio. Né si può negare l'influenza esercitata dagli scritti dei due grandi pensatori su Maria Teresa e sui suoi figli Giuseppe e Leopoldo.
Di grande vantaggio per l'Italia riuscì il contrasto fra Vienna e Berlino e il conscguente avvicinamento dell'Austria alla Francia dorante il lungo periodo di pace seguito al trattato di Aquisgrana (pp. 39-46). Questo periodo e la situazione creata nella penisola dalla lunga e triste dominazione spagnola diedero particolare rilievo, oltre che l'occasione e l'incoraggiamento, al riformismo asburgico (pp. 4758), cui il Nostro dedica il VT capitolo del suo saggio, cominciando dall'opera di Carlo VI, esaminando Quella di Francesco Stefano e soffermandosi più a lungo su quella di Maria Teresa: riforma delle tasse, catasto di Lombardia, miglioramento dell'agricoltura, nuova legislazione amministrativa nello Stato, nella provincia e nel comune. Sono tutti problemi che meriterebbero lunga trattazione non consentita dalla tirannia dello spazio. A nostro avviso, qui l'Autore ricade nel giudizio forse troppo comunemente diffuso nella storiografia austriaca, sul valore di tutte queste riforme.
Di questo passo si procede, con respiro un po' più largo, nel capitolo seguente dedicato all'illuminismo italiano e asburgico (pp. 59-83), nel quale prevale la tesi cara al Wandruszka e più energicamente sostenuta altrove, che quanto si argomentava a Parigi al tempo dei Lumi , in Italia e specie in Lombardia trovava pratica applicazione. Cosi prospettato il problema, le figure di primo piano non possono essere che tre: il Kaunitz da una parte, il Firmian dall'altra e Maria Teresa al vertice del triangolo con la sua larghezza di vedute disposta a lasciare mano libera al suo cancelliere. L'Autore, per naturale disposizione, per formazione colturale e mentale e per larghezza d'informazione disposto alla comprendone del fatti di caso nostra, anche con troppa indulgenza, se è lecito 0 limito che osiamo avanzare, illumina l'opera e le figure della schiera di collaboratori dal Carli ai Verri, dal Beccaria al Frisi, ma non dice, per esempio, ohe, nonostante tatto, il trattato del Beccaria doveva essere pubblicato anonimo a Livorno, perchè a Milano non ora sicura l'ospitalità all'opera, né forse tranquilli i giorni dell'autore troppo ordito.
Ma questo sono minuzie; resta intatto 11 notevole merito del saggio, che si conclude con il capitolo dedicato a Giuseppe If e Leopoldo II (pp. 84-95), capitolo volutamente conciso, perchè l'Autore riservava la motoria ad un'opera di ben più largo respiro, opera cui dedicheremo un'altra recensione. Ritorno al centralismo con il successore di Mario Teresa, riforme ecclesiastiche con la limitazione del potere della Chiese nello Stato, continuozione del progresso economico e cultatole, delle riforme giurisdizionali