Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
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1965
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253
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Libri e periodici
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cora prettamente settecentesco, del Di Brente illumina, con forza particolare di risonanza umana queste pagine, e ciò malgrado i trasporti roven li per il Foscolo e la donna gentile . Qualche idea sulla Francia motore irresistibile del progresso europeo o sai governi coalizzati per tenere a irono le mosse popolari confermano nel Pellico l'uomo dei tempi nuovi, quantunque in forme care anche alla pubblicistica ultramontana: l'ingegno terribilissimo di Byron va collegato all'idolatrica va lutazione che il Pellico fa dello Schiller, nella sin toma ti e a deplorazione che 1* Alfieri non si sia rivolto a più moderno soggetto tragico. Quest'intuizione, in verità, del nesso tra politica e poesia 6 forse la novità romantica più interessante del Pellico, il cui nucleo egli svolse nel Conciliatore su presupposti ancora in larga parte intellettualistici e pedagogici, e che soltanto in seguito, prevalendo la suggestione foscoliana su certa forma mentale dottrinaria del Pellico, si sarebbe risolta nella concreta milizia politica. RAEFAELB COIAWETRA
JEANRENÉ DERBÉ, Mettermeli et Lumennals d'après Ics documents conservés aux Archi-ves de Vienne; Paris, P.U.F., 1963, in 8, pp. 181. Fr. 10.
L'azione svolta dalla Santa Sede per provocare la condanna del Lomennais già era stata ampiamente studiata da Lisclottc Ahrens nel suo libro Lamennais und Deutschland (Miinstcr, 1930), ove era sfruttata, citata e riportata in gran parte integralmente la corrispondenza svoltasi sull'argomento fra il Mettermeli e il conte di Liitzow, ambasciatore austriaco a Roma. La questione era stata ripresa alcuni anni or sono da Andreas Posch sulla base degli stessi documenti visti dalla Ahrens, attorno ai quali l'autore aveva tuttavia cucito alcuni spunti tratti da qualche dispaccio che la Ahrens aveva trascurato (Lamennais und Mettermeli, in Mitteilungen des Instituts fr Oesterrcichische Ge-sehiehtsforschung, LXII, 1954, pp. 490-516). Ora il problema è stato ristudiato ancor una volta dal Derré sulle stesse fonti documentarie viennesi Ciò nonostante l'importanza e l'originalità del volume che egli aveva dedicato nel 1962 allo studio di Lamennais, ses amis et le mouvement des idées à l'epoque romantique, 1824-1834 (Paris, Klincksieck, 1962), ci faceva supporre che anche in questo suo più piccolo saggio egli avrebbe saputo apportare qualche nuovo, sostanziale contributo all'argomento trattato.
La nostra aspettativa andata invece delusa.
Sia pure con penna facile e brillante, con uno stile senza dubbio più avvincente di quello dei suoi due predecessori, egli non ha saputo far altro che ricalcare le orme della Ahrens senza aggiungere al suo racconto che quanto già era stato aggiunto dal Posch, il cui saggio egli ignora.
Anche la cornice dei rapporti esistenti in quel periodo fra l'Austria e la Santa Sede, in cui il Derré si propone esplicitamente (cfr. p. 8) di inserire la sua narrazione, fu ben diversa da quella che egli ci descrive. Osserviamo intanto che egli ignora gli studi pubblicata in Italia recentemente su tale argomento (mi riferisco in particolare al libro di Emilia Morelli sulla politica estera del card. Bernciti, ai miei saggi sull'Austria e la questione romana dal 1830 al 1836 ed alla raccolta in due volumi curata da Giuliano Procacci per conto dell'Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea di Roma della corrispondenza fra la Santa Sede ed il suo rappresentante a Parigi negli anni 1830-1833 che illastra anche i rapporti fra la Santa Sede e l'Austria e che apporta pure qualche buon spanto sulle vicende lamennaisianc). Pur ignorando le pubblicazioni suddette il Derré, attraverso una attenta lettura della corrispondenza del Mettermeli col conte di Liitzow, avrebbe potuto e dovuto cogliere facilmente i notevoli contrasti che esistevano allora fra le direttive politiche della Santa Sede o quelle dell'Austria. Egli invece, dimostrando senza dubbio scarsa malizia nella lettura dei documenti diplomatici, si o lasciato ingannare dalle parole di. ri conoscenza e quasi di sudditanza all'Imperatore che Gregorio XVI esprimeva talora nei suoi colloqui col Liitzow (e che questi riferiva al Cancelliere) e no ha tratto la conclusione che effettivamente in quegli anni la politica della Santa Sede fosse totalmente ligia alle direttive che giungevano da Vienna. Ma non è certo sulla baso di dichiarazioni espresse in tal modo che si può giudicare, quella che fu in concreto la pò-