Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <258>
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Libri e periodici
nnndu sempre (come già fa ben detto) ') l'economia alla politica e alla morale. La sua dottrina fu allora mal capita e non apprezzata giustamente non solo all'estero, ma neanche nel seno stesso della Camera, mentre ad essa si deve unicamente (bisogna però- riconoscere che ebbe da prima nel Rattazzi un valido e operoso collaboratore) se in pochi anni con opere poderoso e spesso assai complesse, che gli cagionarono per altro ingiuste accuse e calunnie e intrighi degli interessi danneggiati, e con numerosi trattati commerciali con l'estero egli riuscì a migliorare le condizioni di vita anche delle classi meno abbienti e nel contempo a far compiere a tutto il paese un passo così imponente sulla via del progresso de attrarre su di esso l'attenzione delle Potenze occidentali. Un primo consenso alla sua politica egli ebbe ben presto, e cioè già nel febbraio del 1853, allorché, fallito il moto maz­ziniano di Milano, il Radetzky, convinto che vi avessero partecipato anche gli esuli del LombardoVeneto mentre in realtà nessuno di essi si era mosso, anzi tutti concordemente avevano deprecato la sommossa perchè la ritenevano inopportuna, emanava un proclama con il quale erano posti immediatamente sotto sequestro tutti i beni mobili ed immobili dei rifugiati politici residenti in Piemonte, compresi quelli che avevano ottenuto il per­messo di emigrare. L'infausto provvedimento sollevò in tutta la regione una reazione vivissima. Anche i giornali più conservatori, che sino allora avevano usato verso l'Austria un linguaggio moderato, gridarono allo scandalo e vi si associarono non solo la stampa d'oltralpe, ma anche lo stesso corpo diplomatico di Francia e d'Inghilterra. Una legge pro­posta da Cavour per sovvenire i colpiti men doviziosi (la più parte invero coprivano alte cariche pubbliche o cooperavano con gli scritti a incrementare la cultura piemontese) fu approvata celermente e con grande maggioranza dalla Camera e una parte dei beni furono posti sotto l'egida delle leggi inglesi. Ma poiché l'innervosito Buoi, che dall' 11 aprile del '52 aveva preso il posto dello Schwarzenberg morto improvvisamente, cercò di scolpare il maresciallo austriaco con subdoli argomenti, Cavour con subitanea decisione, unanimemente applaudita da noi e dall'estero, richiamava da Vienna il rappresentante della nostra Legazione sostituendolo con un semplice incaricato di affari. Ma una seconda occasione per un'affermazione europea del piccolo Stato (era la sua ardente speranza, nutrita sin dalla sua ascesa al potere) gli fu offerta nell'autunno di quell'anno stesso dallo scoppio della guerra russo-turca in seguito alla futile controversia sui Luoghi Santi.
La Francia e l'Inghilterra (son cose notissime) intervennero per aiutare la Turchia; ma essendo troppo deboli le loro forze, con una convenzione dell'aprile del '54, anche per far dispetto all'Austria amica della Russia e per tentar di smuoverla dal suo ambiguo atteggiamento, stabilirono che anche oltre Potenze estranee all'impresa potes­sero prendervi parte, senza garanzia però di vantaggi, e si rivolsero al Piemonte invitandolo all'intervento. Cavour, ohe aveva seguito con ansia giornalmente il serrato gioco diplomatico sin dall'inizio della contesa, vedeva finalmente realizzarsi i suoi sogni; ma purtroppo Io trattennero da una pronta decisione il parere nettamente contrario di tutti i ministri e la situazione interna tutt'oltro che scevra di pericoli (come si legge an­cora sui testi oggidì), tanto che pareva che i reazionari, aiutati dai clericali e dai Gesuiti, furenti per la perdita della Chiesa dei secolari privilegi, dovessero di punto in bianco pren­dere il sopravvento. Ma il 2 dicembre l'Austria, temendo del suo isolamento qualora il Piemonte accettasse l'invito dei belligeranti, stringeva con essi un trattato di alleanza,
') Sull'economismo cavouriano in relazione alla morale è ancor oggi utile a consul­tarsi un'indagine del 1944 di Paola Axcari, pubblicata a Milano dall'Ispi. Vi son nel libro spunti suggestivi anche Bulla formula separatista cavouriona dello Stato dalla Chiesa, formula, che, secondo I'A., risale al Coche, al Vinet, al Lamcnnoìs, al Lacordaire, ma le cui origini prossime vanno ricercate nell'influsso del Santarosa, che fu amicissimo del Cavour. AI proposito ci sarebbe ancor molto da dire. Il Santarosa rispettavo e venerava (son sue parole) il dogma e la morale cristiana, ma credeva nella democrazia. Il governo del Papa era, secando lui, un governo senza base, che ai reggeva per Lo forza dei contrasti di due sistemi opposti che urtano in esso . (Da una lettera inedita, da me posseduta, del dicembre 1833).