Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <259>
immagine non disponibile

Libri e periodici
si celie Cavour si senti perduto. Ma si ravvide ben presto. L'Austria alleata con le Potenze occidentali significava una schiacciante preponderanza sua su l'Italia: bisognava ad ogni costo uscir dall'inerzia e impedire ohe tramontasse por sempre la speranza dell'unità del paese. E non per uno sfolgorante intuizione, come vuole l'agiografia, sempre dura n morire ma, mosso dal suo spiccato senso del reale e dalla sua singolare accortezza, in­coraggiato, oltre che dal Re, come si suol ripetere, dalle cortesissime premure dell'amba­sciatore britannico a Torino Sir James Hudson e dagli incitamenti affettuosi dei fedelissimi Massari e Farini, ') il 26 gennaio del 1855 firmava i preliminari del trattato di alleanza con le Potenze occidentali sfidando gli anatemi dei rivoluzionari (il Mazzini scriveva su Italia e Popolo quando la notizia fu resa pubblica, che essa fu salutata come lutto generale e ai soldati partenti per la Crimea farà distribuire fogli volanti che li invitavano alla di­serzione) e i dinieghi asprissimi, alla Camera, della maggior parte dei parlamentari che asserivano (e più d'uno con parole grosse, di tradimento e di patria rovina ) che egli aveva agito senza saggezza e senza previggenza (in effetti i voti favorevoli alla parteci­pazione alla guerra furono appena una trentina).
Sugli svolgimenti bèllici e in particolare sul Congresso di Parigi siamo ormai in possesso di una ricca bibliografia 2) e non è il caso d* indugiarvisi. Piuttosto mi piace rilevare che qualcosa ancora, e di non trascurabile conto, si ha da modificare o da aggiun­gere ai risultati storiografici basandosi sulla preziosa documentazione dataci dal Valsecchi nell'Appendice al quarto volume. Le sedute dei plenipotenziari a Parigi non si devono essere svolte con tutta la serenità e la vicendevole armonia come traspare dai protocolli: anzi, indubbiamente, alcune discussioni dovettero avere momenti abbastanza evidenti di dram­maticità per l'acredine continua espressa con voce clamorosa dal bilioso rappresentante dell'Austria ad ogni accenno alla questione italiana. II quale avrebbe di certo vinto la partita (cosi io penso) se non avesse avuto un avversario in apparenza pacifico, ma in realtà duro e incisivo nel contrattacco, il ministro inglese degli esteri Lord Clarendon, a cui solo si deve se fu ammesso il Cavour al Congresso senza tutte le riserve proposte dal Buoi, cui, per la verità, si era anche accordato all'inizio il presidente del Congresso, il vanitoso conte Walewslri; e se potè ottenere che nella commissione per i Principati da­nubiani fosse anche presente un suo delegato e (ciò che più vale) se con generale sorpresa dèi presenti e con il consueto livore del citato Buoi nella famosa seduta dell'8 aprile egli poti con un dire calmo, ma-perspicuo e nutrito, destando, eccetto che nei plenipotenziari austriaci, l'unanime ammirazione, rinfacciare audacemente all'Austria la presenza, con­tro i trattati, di troppe forze armate sul territorio italiano fomentando, invece di mitigare o di spegnere, le rivolte dei rivoluzionari. Nessun esito ebbe fi per 11 la sua requisitoria, tanto che egli se ne tornò a Torino dolente e sfiduciato. Ma i benefici effetti si rivelarono ben presto. Gli esuli napoletani e siciliani e i patrioti di ogni parte della penisola e prin­cipalmente i sottoposti a principi stranieri capirono che un gran dado era stato tratto a Parigi e si accostarono man mano allo Stato subalpino per collaborare con il lungimirante e intrepido suo ministro perche l'Italia fosse fatta libera e indipendente. Della nuova si­tuazione che si andava creando nel paese il Buoi veniva giornalmente informato dal nuovo incaricato d'affari a Torino, il Paar, succeduto sin dai primi del '54 all'Apponyi, destinato altrove Già preoccupato per l'isolamento dell'Impero in seguito al suo intran­sigente comportamento al Congresso di Parigi, credette opportuno di usare verso il ga-
1J Che non si abbiano prove certe che il Farini abbia spinto il Cavour all'intervento in Crimea è stato detto anche testé da st orici valorosi. Cosa strana, poiché già il Castelli in un capitolo dei suoi Ricordi (pp. 76-80), attribuiva al Farini la priorità dell'idea. Per una ampia discussione dell'argomento vedi l'ottima biografia recente di PIERO ZASCA, Luigi Carlo Farini nel Risorgimento italiano. Faenza, Lega, 1962, pp, 415-424.
2) Basterà qui accennare alle pagine luminose dcll'Omodeo, allo monografie pene­tranti e geniali del Valsecchi, al volume stimolante del Ma (ter, agli atti del 35 Congresso di Storia del Risorgimento (1959), ai Carteggio diplomatico di Sir James Hudson, a cor del Curato.
259