Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <260>
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Libri e periodici
verno piemontese termini più conciliativi. E invero fece eapcrc a Cavour, per mezzo del Paar. che egli era disposto a dargli mano per la conservazione della tranquillità nella penisola in vista anche del crescente fermento rivoluzionario. Rispose Cavour che ogni condizione preliminare di pacificazione era subordinata per il suo governo alla revoca dei sequestri sui Leni degli emigrali. E in effetti un decreto imperiale del febbraio 1856 revocava definitivamente e incondizionatamente i sequestri e concedeva la grazia a 79 condannati politici. Ma Tatto di clemenza del sovrano (che invero non era nulla più che un atto di tardiva giustizia) non valse a frenare gli attacchi roventi contro l'Austria della stampa piemontese, e non solo dei giornali diretti da esponenti dei partiti estremisti* ma pur dagli stessi giornali (e ne era ben a giorno il Cavour!) più ligi alla politica governativa. Piovvero le proteste del furente Buoi, cui il Cavour, con la sua imperturbabile calma, oppo­neva che nulla assolutamente egli poteva fare avendo la stampa in Piemonte piena libertà di azione. Ma quando, per la venuta a Milano, nel marzo, dell'Imperatore, accompagnato dalla consorte, con l'intento di accapararsi la simpatia dei milanesi con promesse di larghe riforme i giornali piemontesi intensificarono i loro strali rivolgendo insulti alla stessa persona dell'imperatore, fu allora che il Buoi non ebbe più ritegno. Poiché Cavour, cui si rivolse perchè gli desse serie garanzie contro il prolungarsi di uno stato di cose diametral­mente opposte al desiderio di una convivenza pacifica tra i due popoli , in una nota tra­smessagli per mezzo del suo incaricato d'affari a Vienna non negava gli eccessi della stampa, ma dichiarava che nessun potere egli aveva di cambiare le istituzioni del suo paese, senza altro ordinò al Paar di lasciare immediatamente Torino dandone comunicazione ufficiale a tutte le Corti italiane e alle principali Corti d'Europa. Era la rottura completa.
Due anni dopo, il Piemonte riprendeva le armi contro l'Austria e, coadiuvato da Napoleone III, dopo furiosi combattimenti la costringevano a varcare il Ticino e a rin­serrarsi nel Quadrilatero. E da allora, sia puro tra contrasti ed antitesi, mutarono i destini della Patria. MARINO CTRAVEGNA
Miscellanea eavouriana. Scritti di M. BERSANO BEGEY, 0. BARIÈ, L. E. FUNARO, P* TOTJRNON, M, HUDREV, A. CLARKE, L. FRASSATI, G. QUAZZA, R. N. CAREW HTJNT* Torino, fondazione Camillo Cavour , 1964, in 8, pp. vu-363. L. 5000.
È questo il quarto volume che vede la luce sotto gli auspici della benemerita Fonda­zione C. Cavour . Esso si aggiunge, infatti, alle Lettere d'amore di Cavour, presentate ed annotate da M. Averta; a Uultima battaglia politica di Cavour, di E. Passerin d'Entrè-ves, opera che ha suscitato, sin dal suo primo apparire, grande interesse e fervore critico; e infine al pregevole lavoro di A. Tamborra, Cavour e i Balcani.
Il primo saggio della raccolta, Appunti sulla biblioteca eavouriana, è dovuto a Maria Bersano Begey. L'autrice, sulla base del catalogo dei duemila e più volumi della biblioteca del grande statista, attualmente conservati presso la Biblioteca Civica di To­rino, ha tracciato sinteticamente un quadro degli interessi fondamentali, dei gusti, degli studi del conte. Ne deriva un contributo di indubbia utilità per una più precisa conoscenza della personalità di Cavour, anche se, naturalmente, bisogna guardarsi dal trarre illa­zioni troppo categoriche dalla natura dei libri presenti, o anche assenti, in tale biblioteca. Una cosa risalta comunque in maniera evidente, uè può destare sorpresa: e cioè la grande vastità d'interessi di Cavour, interessi che spaziavano dalle scienze esatte agli studi po­litici, economici, giuridici, storici, filosofici, senza escludere le letterature europee di mag­gior rilievo, ossia, oltre all'italiana, la francese, l'inglese e la tedesca.
Il contributo di Ottavio Bariè, Lo origini del liberalismo cavouriano e, la politica bri­tannica, s'inserisce in un filone di studi caro all'autore, ricollegandosi per Vari aspetti al suo studio sn L'Inghilterra e il problema italiano nel 18461848, Napoli, ESI, 1960. L'analisi, fondata anche su materiale documentario dell'archivio del Forcign Office, dell'atteggiamento del governo e dell'opinione pubblica inglese nei confronti del Piemonte durante i primi anni del regime costituzionale, è lucida e penetrante* attenta a coglierne le origini ed i motivi dominanti. Fu 11 problema del libero scambio, metto in evidenza il