Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <263>
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Libri e periodici 263
ventilato il progetto di rinnovare la guerra contro l'Austria, per toglierle la Venezia: pro­movendo nel tempo stesso un'insurrezione politica nell'Italia meridionale, che, sedata con armi francesi, avrebbe poi lasciato Inogo ad un plebiscito in favore del principe Napoleone. L'Arese pareva tanto sicuro di queste sue informazioni ohe ne scrisse, inquieto, al generale Laniarmora, allora prefetto di Napoli, supplicandolo a vigilare (R. BONTADINI, Vita di Francesco Arese, Torino, 1894,299). E oggi sappiamo, in maniera documentata, che in queste voci e supposizioni non tutto, anzi, piuttosto poco, era campato in aria. In un breve pregevole saggio (Austria, France and the Venetian question, 1861-66, in The Journal of Modem History, voi. XXXVI, n. 2, Fune 1964, pp. 145-154), Nancy Nichols Barker, ha dimostrato, sulla scorta di documenti d'archivio austriaci come pure inglesi, che fin dal momento del riconoscimento ufficiale da lui accordato al regno d'Italia, Napoleone III cominciò a vagheggiare un piano che, se da un lato ora destinato a far ottenere alla monarchia sabauda l'agognato acquisto del Veneto, dall'altro avrebbe san­zionato la fine dell'unità italiana, da cosi poco tempo conseguita. Si trattava, in sostanza, di suddividere la penisola, secondo il tradizionale schema dell'Imperatore, in tre parti: regno del Nord, regno del Sud e Papato. In cambio della cessione del Veneto alla dinastia sabauda. Napoleone IH offriva in pratica all'Austria, oltre che non ben definiti compensi territoriali altrove, l'alleanza francese che avrebbe pure comportato l'adesione di Parigi al principio conservatore a Roma ed a Napoli , e l'innegabile vantaggio della dissoluzione del regno italiano unitario. Su questa base, Napoleone HI diede l'avvio sin dall'estate del 1861, ad una serie di trattative, o, se si vuol ricorrere ad un termine meno compromettente, di sondaggi, con l'Austria, che continuarono, a varie riprese, sino alla fine del 1863. Cominciò nel giugno 1861, esponendo all'ambasciatore austriaco Mettermeli, le sue vedute in proposito, secondo le linee generali sopra accennate ed affermando esplici­tamente di non volere l'unità d'Italia. L'Austria giudicò subito poco attraente l'offerta, anche perchè negli ambienti viennesi prevaleva allora la convinzione di una prossima disgregazione naturale del nuovo Regno d'Italia. L'imperatore dei Francesi tornò comun­que alla carica l'anno seguente, subito dopo Aspromonte, ma non riuscì neppure questa volta a superare la diffidenza degli Austriaci. Nel 1863, infine, l'insurrezione polacca gli diede l'occasione per riprendere il dialogo con Vienna, offrendo a quest'ultima mano Ubera ad Oriente e vantaggi in Germania; l'Austria, a sua volta, avrebbe ceduto la Galizia alla ricostituenda Polonia ed il Veneto a Vittorio Emanuele II, mentre l'Italia sarebbe stata divisa in tre Stati, secondo i soliti principi. Questa volta il governo austriaco prese in maggior considerazione che non le volte precedenti le proposte di Napoleone, ma alla fine prevalse la tradizionale riluttanza a cedere il Veneto e la Galizia. Segui un periodo di allontanamento e di freddezza tra Parigi e Vienna e l'imperatore dei Francesi rinunciò definitivamente a vagheggiare altri piani del genere. Ce n'è comunque abbastanza per essere indotti a dubitare che chi per circa tre anni si dimostrò tanto sollecito nel tentare di spezzare l'appena costituita unità italiana, potesse esser stato, tra il 1859 ed il 1861, un sincero e costante fautore di quest'ultima, senza mai indulgere alla tentazione di porre delle difficoltà al suo compimento.
La relazione di J. P. T. Bnry, Engtand and the unification qfltaly, non presenta nulla di nuovo rispetto all'ampio e documentato libro di Derek Beales sul medesimo argomento (Engtand and liuly, 1856-60, London, 1961): lo stesso Bury, d'altra parte, ha espressa-mente riconosciuto di essersi fondato precipuamente, nello svolgere il suo tema, su tale esauriente lavoro del suo compatriota. G. Luzzuito ha trattato da par suo il tema della Formazione dello Stato unitario italiano nelle sue redazioni con l'economia europea, mettendo in evidenza la portata e l'importanza, sul piano politico oltre òhe economico, degli investi­menti stranieri in Italia nel primo trentennio dall'unità e delineando al tempo stesso un quadro completo, anche se necessariamente sintetico, dei grandi problemi economici e finanziari che travagliarono, ai suoi inizi, il nuovo Regno.
Chiude il volume In relazione di Domenico Demarco, Il Risorgimento ehi Questiono sociale , ampio panorama delle condizioni sociali delle vario regioni italiano dalla restaura-ione all'unità, con particolare riguardo alle classi lavoratrici. ALBERTO AQUAKONE