Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <264>
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Libri e periodici
Atti del XL Congresso di Storia del Risorgimento Italiano, Torino 26-30 ottobre 1961 (Atti dei Congressi, 8); Roma, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, 1963, ia 8o, pp. 409. L. 5000.
Il XL Congresso di storia del Risorgimento italiano, svoltosi a Torino dal 26 al 30 ot­tobre 1961, fu dedicato com'era naturale nell'anno del centenario dell'Unità d'Italia all'illustrazione di alcuni dei principali aspetti e problemi dell'organizzazione interna del nuovo Stato e all'illustrazione dell'eco e dell'influsso che il rivoluzionario inserimento di questo nella comunità internazionale ebbe sopra governi, movimenti e opinioni pubbli-bliche straniere.
Furono svolte, nell'ordine, le seguenti relazioni: // riconoscimento del Regno d'Ita­lia (Ettore Anchieri), L*unificazione finanziaria (Emanuele Morselli), L'opinione pubblica inglese di fronte aWunità italiana (Dcrek Bealcs), L'unificazione amministrativa del Regno d'Italia (Guido Astuti), Les répercussions que la guerre pour Vmdependance italienne eut en Grece (Apostolos Daskalakis), Le Royaume d'Italie et l'opinion catholique jrancaise (Jean Lcflon), Vecchie e nuove forze politiche di fronte allo Stato unitario (Ruggero Moscati), LHmmagine dell'Italia nel movimento unitario tedesco (Theodor Schieder), L'unificazione delle forze armate (Luigi Mondini), La Nation polonaise et le Risorgimento (Stcfan Kieniewicz) e, infine, Les libéraux francais et la fondanoti du Royaume d'Italie (Pierre Guiral).
La scelta dei temi, come la scelta dei relatori, potè essere interpretata come una prova dell'aggiornamento e dell'ampliamento dell'ultima storiografia risorgimentale vuoi negli interessi (sostituzione od aggiunta di temi tecnicoorganizzativi a quelli diplo­maticomilitari, etico-politici ed economicosociali; aifiancamento dello studio dell'atteg­giamento di partiti e correnti di opinione pubblica a quello tradizionale dell'attività dei governi e della diplomazia; riconferma del definitivo passaggio dal quadro nazionale-autoctono all'orizzonte decisamente europeo ed anzi mondiale), vuoi nei enitori divenuti sempre più numerosi non solo tra gli stranieri, ma anche in concomitanza e per conse­guenza del suddetto arricchimento di interessi e di indagini tra gli specialisti, per esem­pio, di storia del diritto e di storia dell'economia.
Se nel programma ufficiale mancarono i temi e i nomi più rappresentativi del cosid­detto indirizzo revisionistico della storiografia risorgimentale e post-risorgimentale, l'attualità e la vitalità del dibattito intorno all'interpretazione globale della rivoluzione unitaria e della organizzazione e direzione del nuovo Stato (con i connessi problemi di metodologia storica) poterono manifestarsi attraverso e grazie alla relazione del prof. Ruggero Moscati e furono necessariamente immanenti, almeno in certe loro istanze, nella impostazione delle più significative relazioni congressuali.
L'interesse della relazione Moscati {Vecchie e nuove forse politiche di fronte allo Stato unitario) consistette precisamente nell'impostazione volutamente polemica data al dibattito su alcuni dei punti più controversi della nostra storia unitaria. Poiché, peraltro, la sua messa a punto veniva compiuta dopo un quindicennio di produzione storica caratterizzata prevalentemente dalla pretesa di avere scoperto, o quanto meno riscoperto, l'autentico volto della cosiddetta Italia reale (dato come ignorato o addirittura misconosciuto dalla storiografia idcalistico-libcralc), e poiché il suo autore è per l'appunto ano dei più qualificati esponenti della storiografia d'ispirazione liberale, la relazione Moscati si presentò come un bilancio critico della produzione storiografica post-bellica e si risolse in un motivato invito al ridimensionamento e al riecpiilibrio del peso sproporzionato at­tribuito da questa a movimenti, tentativi, libri, pubblicistica, figure lasciati sotto si­lenzio o sottovalutati dalla storiografia tradizionale.
In realtà, la consapevolezza che la storiografia di rottura si fosse un tantino sbilan­ciata in certi giudizi o in certe valutazioni si era già fotta strada, negli ultimi tempi, presso alcuni suoi stessi esponenti, tanto che un intervenuto al Congresso di Torino (Pavone) aveva avvertito nella relazione Moscati l'espressione dì una volontà di riarmo in contrasto con la tendenza in atto nella storiografia risorgimentale verso una certa smobilitazione e verso l'ottundimento delle tesi più estremistiche. Tuttavia, proprio il dibattito seguito