Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <266>
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minate situazioni) mina il fondamento storico di molte delle contrapposte identificazioni sopra enunciate, cosi il facile rilievo della inconfrontabilità di due grandezze eterogenee quali la formulazione di un programma rimasto in gran parte allo stadio di vagheggia­mento e la concreta attuazione di un programma costretto a fare i conti con la dura realtà non può non intaccare la fondatezza del collegamento delle carenze dello Stato liberale con la vittoria dei moderati e con la sconfitta dei democratici.
Appare quindi altrettanto ingiustificata la fondazione del giudizio positivo del Risorgimento sull'epilogo fortunato del suo processo per l'unità, per l'indipendenza e per l'Ordinamento costituzionaleliberale (che, come tutti sanno, aia per Mazzini, sia per Ca­vour non erano fini ultimi, bensì tappe e strumenti per mete più alte), quanto la fonda­zione della raffigurazione fallimentare dello stesso sulla mancata attuazione del programma autenticamente rivoluzionario della sinistra democratica. Per fare storia e pesare quanto di progressivo vi sia in un determinato periodo disse al riguardo il Moscati non è affatto lecito istituire un continuo raffronto... tra l'Italia reale e quella ideale, cioè con l'Italia come avrebbe potuto o dovuto essere nelle aspettative miracolistiche di pen­satori isolati . E l'Italia reale, l'Italia da studiare e da valutare, è l'Italia modellata e guidata dai moderati, è l'Italia liberale. I vinti nella lotta per il potere (e con essi tutta quell'Italia definita reale in contrapposizione all'Italia ufficiale o legale) sono anche essi come affermò il Pavone nella società civile, sono anch'essi nella storia ed hanno quindi pieno diritto alla considerazione storiografica , ma come sostenne il Romeo nel corso del suo intervento l'Italia fuori del movimento liberale del Risorgimento (quell'Italia nel cui seno si andranno poi organizzando e irrobustendo il movimento operaio e il movimento cattolico) non può essere indagata e considerata se non nell'ambito e dal punto di osservazione dell'Italia come ideale e volontà politica unitaria , vale a dire dal punto di vista dell'azione politica economica e culturale del governo e della classe dirigente liberali.
Il problema tuttavia dei rapporti tra Italia legale e Italia reale , cioè tra Stato e società civile, tra classe al potere e gruppi sociali minoritari, è problema bisognoso di ulteriori approfondimenti sia per quanto riguarda l'autonomia, la consistenza e le istanze dell'una e dell'altra, sia per quanto riguarda le ragioni e le responsabilità della loro se­parazione e contrapposizione. Importa qui rilevare che è sul piano metodologico che i diversi indirizzi storiografici mostrano di cercare il punto di forza delle proprie tesi o il punto di debolezza delle tesi avversarie e che è quello della metodologia il terreno più acconcio a favorire una parziale convergenza dello tesi contrapposte.
La relazione Moscati, alle opportune puntualizzazioni di carattere metodologico, unì altrettanto opportune puntualizzazioni di carattere storico circa l'interpretazione in chiave di angusto reazionarismo data all'instaurazione del centralismo armninistrativo o circa l'interpretazione in chiave di stucchevole pedagogismo data all'opera di educazione politica delle masse svolta dai moderati.
La relazione si concluse con la proposta di stimolanti campi di ricerca, quali i rap­porti tra Stato e Chiesa nel contesto della vita politica e sociale delle singole regioni ita­liane , gli aspetti concreti della vita del Mezzogiorno nel primo decennio dell'Unità e il suo difficile inserirsi nella compagine unitaria , l'inserimento nella vita dello Stato liberale grazie appunto alla libertà da quello instaurata o conservata di quelle for ze Oblili, inerti o passive, tagliate fuori dal Risorgimento o dichiaratamente antirisor­gimento .
Il problema dell'accentramento amministrativo ritornò nella lunga relazione del prof. Guido Astuti (I/unificazione amministrativa del Regno d'Italia), la cui impostazione, pur nel carattere rigoroaamente tecnico-scientifico, non potò non evocare la problematica relativa alla valutazione dello Stato liberale e dell'operato della sua classe dirigente. Poiché l'ordinamento amministrativo del regno d'Italia, nella legislazione del 1865, ero sostanzialmente quello piemontese del 1859 , la relazione Astuti dedicò allo sviluppo delle leggi e delle istituzioni sarde dal 1848 al 1861 una considerazione ben più ampia di quella, che, con rincraschnento di qualche intervenuto al Congresso, ritenne di poter dare