Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <268>
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268 Libri e periodici
luto, quali si erano formate nei secoli XVII e XVIII... : l'ordinamento amministrativo di tipo accentrato ostacolò lo sviluppo delle forme di autogoverno localo e delle espe­rienze democratiche di base... . Kd invece, proprio un generale decentramento gerar­chico e un coraggioso decentraménto autarchico sarebbe stato necessario per distruggere il retaggio di secoli di dispotismo e le tradizioni di arbitrario potere burocratico e poliziesco.
Ed eccoci ricondotti al puneitmi dolori,*: il decentramento. Dopo avere esaltato gli aspetti positivi dell'ordinamento amministrativo l'Astuti con un procedimento che al Ragionieri era parso viziato di contraddittorietà si vedeva indotto a identificare la responsabilità degli aspetti negativi dello stesso nella mancata attuazione di un decentra­mento gerarchico e di un decentramento autarchico. II fatto è che, indipendentemente dalle cause che determinarono l'instaurazione dell'ordinamento di tipo accentrato sulle quali alti alia diclini* ancho coloro che sono propensi ad accogliere le ragioni degli acentra-tori dubitano della bontà del sistema accentrato o ammettono, quanto meno*:-che fu in parte responsabile del ritardo dello sviluppo democratico del paese. Il che non è poco ove si ritenga che sono i risultati e gli interessi generali da soddisfare la più sicura pietra di paragone per giudicare della Validità di ogni politica e di ogni sistema.
In effetti, quello della struttura centralizzata e autoritaria data al nuovo Stato per gli accertati suoi nessi con la differita soluzione dello questioni sociale e meridionale, le le disfunzioni dell'istituto parlamentare, la corruzione della burocrazia e il deprecato di­vorzio tra paese legale e paese reale è un po' il problema principe della polemica sul Risorgimento cui le discussioni politiche di questi ultimi anni sulle regioni han conferito vigore e attualità. Qui notiamo soltanto che, sulle orme dei realizzatori di quell'ordina­mento accentrato, gli storici che in qualche modo lo giustificano insistono, oltre che sul fattore interno della necessità del rafforzamento dell'unità politica, sul fattore internazio­nale della necessità del pronto inserimento del nuovo Stato in una Europa sospettosa e diffidente, se non propriamente ostile. Precisamente a questo tema in precedenza poco studiato fu dedicata a Torino la relazione del prof. Ettore Anehieri (Il riconoscimento del Regno d'Italia).
La costruzione dello Stato italiano aveva attuato il principio di nazionalità attra­verso una forma rivoluzionaria. L'estromissione dell'Austria da una parte dei suoi domini italiani. 1 a riduzione del dominio temporale dei Papi e l'abbattimento di una dinastia antica come quella dei Borboni di Napoli avevano rappresentato una sfida al diritto pubblico europeo (poggiante ancora sull'assetto creato dal Congresso di Vienna), al legittimismo, al sentimento dei cattolici d'ogni parte del mondo ed aveva offerto un esempio il cui con­tagio poteva propagarsi nei confini di non pochi Stati tutt'ul tro che omogenei per naziona­lità. Di qui la complessa vicenda dei riconoscimenti del nuovo Stato, magistralmente espo­ste nella relazione Anehieri, opportunamente integrata dagli interventi di Franco Valsec-chi, S. Kieniewicz, A. Wandruszko, G. Dethan, E. Morelli e A. Tamborra.
Sul pronto riconoscimento inglese influì la volontà di controbilanciare l'influenza francese, mentre la Francia, bloccata, nella sua volontà di frustrare i piani inglesi, dalla sua posizione nei confronti della questione romana, solo dopo la morte di Cavour riuscì a dissociare i duo problemi e riconobbe lo Stato italiano, conservando una guarnigione a Roma. Nel Paesi Bassi e in Belgio l'opposizione dei cattolici indusse i governi a riconoscere non lo Stato italiano, ma U suo sovrano. Dati i suoi rapporti con l'Austria, la Prussia voleva subordinare il suo riconoscimento a determinate garanzie territoriali e non t ndistichc, ma l'improvviso riconoscimento da parte della Russia (paga degli impegni assunti dal governo italiano contro il rivoluzionarìBmo e contro gli emigrati polacchi), pose fine agli indugi di re Guglielmo, d'accordo con lo zar sulla necessità di salvare in Italia almeno il princìpio monarchico. Legato alle vicende della politica interna e contrastato dalla regina, il rico­noscimento spagnolo tardo fin dopo la convenziono di settembre e venne accompagnato dalla riserva che esso non implicava l'approvazione retrospettiva della politico sardo, ut auijuilovn il valore delle proteste della Santa Sode.
Se alla relaziono Ani ut i possono essere collegatela relazione del prof. Emanuele Mor­selli su Vanificazione finanziaria (condizionata sin dalla ceni ralizznzioue, sia dalla politica