Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno
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1965
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pagina
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269
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Libri e periodici 269
generale del governo, sia dal dualismo economico) e quella del gen. Luigi Mondin! su 1/wtificaxionc delle forze armate (compiuta tra difficoltà esterno, quali il brigantaggio e le esigenze del bilancio, e difficoltà interne, quali la liquidazione delle formazioni volontarie dell'esercito meridionale e l'incorporazione nelle file dell'esercito nazionale delle forze militari dell'ex regno borbonico), alla relazione Ancbieri possono essere accostate le relazioni di Derek Beales, Apostòlos Daskalakis, Jean Lefion, Theodor Schieder, Stefan Kieniewicz e Pierre Guiral sulle ripercussioni dell'unificazione italiana sopra le opinioni pubbliche dell'Inghilterra, della Grecia e della Polonia, sopra i cattolici e i liberali francesi e sopra il movimento unitario tedesco.
La lettura degli atti del Congresso di Torino, utile anche agli studiosi che parteciparono a quell'importante assise, è particolarmente raccomandabile a coloro che non vi poterono prender parte. Per quanto contingenti possano essere taluni contributi, questi atti congressuali fissano pur sempre e propongono alla memoria e all'attenzione esigenze, ispirazioni e problemi alla cui espressione e al cui dibattito concorsero, ne] 1961, gli storici più. vivi e più vari dell'anno centenario dell'Unità d'Italia. GIUSEPPE LOCOROTOKDO
F. MOLFESE, Storta del brigantaggio dopo l'Unità; Milano, Feltrinelli, 1964, in 8, pp. 507. . 6000.
È questo, senza dubbio, il contributo piò ampio, meditato e approfondito, che sia stato dato fino ad oggi all'analisi storiografica del problema del brigantaggio nel Mezzogiorno, negli anni che seguirono immediatamente la spedizione garibaldina ed il plebiscito di annessione. Per la prima volta, ha potuto essere sfruttato tutto il ricco anche se purtroppo in parte andato perduto materiale documentario dell'archivio della commissione parlamentare d'inchiesta sul brigantaggio del 1863, conservato alla Camera dei deputati. L'autore, inoltre, si è pure servito con acume e diligenza di altre fonti inedite tra cui, in prima linea, le carte relative al brigantaggio giacenti nell'archivio dell'ufficio storico dello Stato Maggiore in Roma. Ciò non significa, comunque, che il Molfese si sia limitato ad una ricostruzione puntuale e dettagliata delle varie fasi e vicende esterne del brigantaggio, dalle sue prime, ambigue manifestazioni al suo definitivo tramonto, avvenuto sia in seguito alla rigorosa opera di repressione militare, che in conseguenza di un. processo di naturale esaurimento: attraverso lo studio del fenomeno del brigantaggio, egli è riuscito a presentare al lettore uno spaccato quanto mai suggestivo della convulsa vita polìtica, economica e sociale del Mezzogiorno all'indomani dell'unità, con tutti i suoi problemi, le sue lotte, le sue strozzature; E protagonista del libro, in un certo senso, non è-tanto il brigantaggio, quanto la politica dei moderati nel Meridione, anzi, l'intera classe dirigente italiana post-unitaria, studiata attraverso il prisma del problema meridionale
il brigantaggio, secondo Molfese, fu sostanzialmente il risultato negativo di tutta l'azione dì governo dei moderati . Certamente, egli stesso riconosce ohe l'evitarlo del tutto sarebbe stato olfatto impossibile, dal momento che il crollo della monarchia borbonica e la erisi generale meridionale lo avevano partorito spontaneamente, per opera dei fattori feeonomio-o,iitli; atrutiiiridi e contingenti* ;e per via delle sollecitazioni di carattere politico e tradizionale che avevano accompagnato il processo di dissoluzione del Regno nel nuovo Stato unitario. Ciò non toglie,; tuttavia, che il grande dramma del brigantaggio avrebbe potuto, a suo giudizio, essere se non evitato* per lo meno ridotto nel tempo, nello spazio a quanto ad intensità, se diversa fosse stata la politica seguita dai governi moderati dei primi anni dell'unità italiana,
Molfese va nuche piò in là, (e indica con sufficiente precisione quale sarebbe tato* secondo lui* il programma che la classe politica moderata.avrebbe .dovuto attuarci, all'indomani dell'annessione del Mezzogiorno, per evitare che il largo favore borghese e popolare che nel 1860 aveva salatalo l'avanzata garibaldina si tramutasse, a mono di un anno di distanza, in un vivo malcontento, serpeggiante in tutti gli strati della società meridionale. Una prova delift apoui.tà politica - - egli crlve diana1, classe dirìgente pnò anche escre quella di saper '* appropriarsi " al momento opportuno (che può anche