Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <270>
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Libri e periodici
essere il momento " critico "), delle istanze fondate, o, quantomeno, di una parte essen­ziale delle istanze fondate, di cui siano portatrici le forze politiche e sociali concorrenti o rigettate comunque all'opposizione. Se i moderati avessero apprezzato ed attuato il pro­gramma Romano (Liborio Romano, fra l'altro, fece parte del governo moderato della luogotenenza Carignano) quasi certamente l'esplosione della "reazione" del 1861 sarebbe stata sventata, il brigantaggio già sviluppatosi (ancora poca cosa nell'inverno 1860-61) sarebbe stato spento con molto meno sangue e con minori sforzi e tutto il processo della unificazione ne sarebbe risultato meno travagliato .
E da avvertire, a questo punto, che lungo tutto il corso del suo libro, Molfese pro­cede ad una rivalutazione dell'opera di Liborio Romano che, per la sua ampiezza e cate­goricità, lascia un poco perplessi. A suo modo di vedere, il programma di governo dello ambiguo ex-ministro borbonico fu il solo realistico che il movimento liberale, globalmente considerato, fosse riuscito a formulare in presenza della crisi generale del Mezzogiorno continentale ; tale programma, tuttavia, avrebbe avuto bisogno, per riuscire, dell'appog­gio di un vasto movimento borghese-popolare diretto in senso democratico e radicale, movimento che in realtà venne a mancare, sia perchè i moderati operarono decisamente in senso opposto, sia a causa dell'isolamento in cui il Romano stesso venne a trovarsi, in conseguenza della scarsa lungimiranza e dell'impotenza politica dei gruppi democratici autonomisti meridionali. Questi non si impegnarono mai seriamente a sostenere l'azione governativa di Liborio Romano perchè fin dal primo momento avevano avversato la sua partecipazione al governo luogotenenziale, argomentando, fondatamente, che i moderati tentavano soltanto di "catturarlo " a proprio esclusivo beneficio, e traendone quindi la con­clusione, molto meno giustificata, che fosse preferibile, perchè più fruttuoso, mantenersi in una opposizione intransigente, destinata ad accrescere l'impopolarità dei moderati stessi.
In realtà, sembra difficile poter concordare pienamente con il giudizio assai positivo, dato dal Molfese, sul programma politico e sull'opera di governo del Romano. Su questo punto, più persuasiva, e meglio documentata, appare la valutazione di Alfonso Scirocco nel suo bello studio Governo e paese nel Mezzogiorno nella crisi dell'unifi­cazione (Giuffrè, 1963), dove sono messi bene in luce i limiti dell'uno come dell'altra. Molfese, in particolare, parla della ripresa delle operazioni demaniali come di uno dei punti cardinali del programma di Liborio Romano, e aggiunge poco oltre che i suoi mag­giori sforzi si indirizzarono, oltre che verso l'organizzazione e l'armamento della guardia nazionale e il reperimento degli investimenti finanziari per i lavori pubblici, anche nel senso di una impostazione della ripresa delle operazioni demaniali , punto questo che evidentemente viene presentato come altamente positivo. Senonchè, proprio lo Scirocco ha bene sottolineato il carattere puramente illusorio del programma di Liborio Romano, riguardo alla soluzione della questione demaniale in senso favorevole alla richiesta delle masse contadine meridionali. Il decreto 1 gennaio 1861, che avrebbe dovuto avviare con­cretamente tale soluzione, rimase lettera morta; Romano riunì una sola volta i commissari demaniali nominati da Far ini, ma non li inviò nelle Provincie alle quali erano stati desti­nati, e ciò nonostante le insistenze dei governatori, preoccupati per le condizioni sempre più allarmanti dell'ordine pubblico; ed anche nei documenti nei quali egli espose le sue idee nel 1861, non si fa menzione del problema demaniale. Altra questione, naturalmente, è il fatto che in un secondo tempo, una volta resosi conto dell'errore commesso. Romano come giustamente rileva ancora lo Scirocco nelle opere scritte per giustificare la sua condotta si attribuì l'intenzione dì risolvere il problema demaniale che in realtà non aveva avuta . Vorrei ancora aggiungere, che per quanto riguarda l'aziono svolta da Liborio Ro­mano in questo periodo, sono ora pure da tenero presenti lo sobrie ma acute osservazioni svolte di recente da Claudio Pavone, appunto a proposito dell'interpretazione dal Molfese, (già da questo avanzata nel suo saggio 17 brigantaggio meridionale postunitario, in Studi storici , I, 19591960), e contenuto nel volume Amministrazione centrale o amministra' zione periferica da Radazzi a Hicasali (1859-1866), Ciufl'ré, 1964, p. 113.
Se comunque Molfese non riesce a convincere del tutto nella caratterizzazione politica ch'egli fu di Liborio Romano, assai più persuasivo si dimostra ed è ciò che tutto som-