Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno
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1965
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pagina
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271
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Libri e periodici 271
mato maggiormente conta nel quadro d'insieme dei rapporti fra moderati e democratici ch'egli traccia nel corso della sua analisi del fenomeno del brigantaggio. Giustamente* egli sottolinea a più riprese restrema importanza della scelta così ricca di conseguenze operata dalla classe dirigente moderata allorché decise di procedere, ed in maniera non priva di una certa brutalità, alla liquidazione dell'esercito garibaldino. In questo modo, essa si trovò a dover affrontare in condizioni di grande, e quel che è peggio, non inevitabile debolezza, i pressanti e gravi problemi posti dall'annessione del Mezzogiorno, sia sul piano militare, sia su quello politico. Sul terreno militare venne infatti a crearsi un vero e proprio vuoto di forze repressive che facilitò in misura considerevole l'insurrezione contadina ed il successivo sviluppo del brigantaggio; sul terreno politico, E sostanziale rifiuto dei moderati di accettare la collaborazione politica e militare degli elementi democratici, rifiuto di cui lo scioglimento dell'esercito meridionale fu nna delle più vistose manifestazioni, finì con il sospingere su posizioni di irreducibile ostilità molti ed influenti gruppi liberali del Mezzogiorno, che senza dubbio non erano tutti ditetti fin dall'origine dai democratici. La classe dirigente moderata venne così a trovarsi, in larga misura, politicamente isolata nelle provincic meridionali e solo grazie ad uno stato d'assedio permanente, di enorme costo non solo finanziario, riuscì a sostenere la lotta contro le due crescenti opposizioni, quella democratica e quella contadina.
Quanto al brigantaggio vero e proprio, la sua fisionomia, che non è una fisionomia del tutto omogenea né nel tempo né nello spazio, acquista, attraverso l'analisi minuziosa e paziente condotta per oltre quattrocento dense pagine da Molfese, un rilievo ed una precisione di tratti che finora non erano stati mai raggiunti. Fenomeno generato dalla crisi generale della società meridionale, esso si sviluppò tuttavia, con le sue caratteristiche particolari, innestandosi sulla partita a tre fra moderati, democratici e reazione borbonico-clericale ohe venne giocata nel Mezzogiorno negli anni immediatamente successivi all'annessione. I moti contadini di carattere economico-sociale, le così dette reazioni, osserva Molfese nelle sue pagine conclusive, vennero dapprincipio orientati dalla "reazione " politica, ma il rapporto eminentemente dialettico, fra direzione "politica" e contenuto " sociale " del brigantaggio si risolse ben presto in un netto prevalere del secondo sulla prima. È difficile, perciò, negare al brigantaggio il carattere di un movimento di classe. Si tratta piuttosto di stabilirne la portata e i limiti, il che significa anche accertarne la reale autonomia . Compito, questo, che egli stesso ha assolto con grande sensibilità storiografica. ALBERTO AQUÀRONE
VIRGILIO TITONE, Storia, mafia e costume in Sicilia (Polemica, 7); Milano, Udizione del Milione, 1964, in 8, pp. 309. S. p.
Un libro titonicamente ardito e polemico, per riprendere la feroce immagine stron-cativa di Vittorio Gian contro la quale insorgeva, una trentina d'anni or sono, autorevolmente e generosamente 1 Croce, in difesa del giovane studioso di Castelvetrano: il quale, per passar di anni e di decenni, e per accumularsi di onori accademici, non si è affatto lasciato andare al conformismo od all'inerzia che a ciò sogliono fifrfler dietro, ma anzi propugna e consolida le sue tesi, passando agilmente dalla ricerca d'archivio alla pagina di giornale, sempre con uno scaro pessimismo isolano, spesse volte ai margini del nichilismo o del fatalistico, ma a cui nessuno vorrà negare costante ispirazione di verità e d'onestà, ne soprattutto conoscenza raffinata e sensibile dell'ambiente, del costume, della civiltà nel cai seno la sua narrazione prende vita. Storia dunque eminentemente di atteggiamenti psicologici, di antiche sedimentazioni sociali, che rifiuta così la circulata melodia delle architettare idealistiche come le impersonali statistiche ed i gelidi diagrammi del marxismo o, piuttosto, di certa storiografia che dalla larga carica umana e rivoluzionaria del marxismo ha preferito raccogliere soltanto la deteriore zavorra cconomicistica, magari ai fini della più paternalistica delle conservazioni politiche e sociali, Tutt'ul conirario, protagonista del Titone è esclusivamente l'uomo, non necessariamente l'uomo di pensiero o il giornaliero, ma l'uomo in quanto unica possibile misura e dimensione di un mondo