Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1965>   pagina <272>
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272 Libri e periodici
alterato fin dulie fondamenta dal sovrapporsi delle dominazioni, dalla lacerazione e dalla estraneità tra i vari popoli fino alPancor precaria e disorganica convivenza odierna. Senza dubbio, l'uomo così biologicamente inteso e calato in un ambiente praticamente senza tempo diventa un soggetto da laboratorio il cui studio attiene all'antropologia più. che olle discipline storiche: e la suggestione Iombrosiana è invero ben presente nel Titone, certe squadrature illuminano una soluzione che non si saprebbe altrimenti che definire colonialista, un salto di qualità tra razze superiori ed inferiori, eerte proposte di rimedi fanno pensare, nella loro stessa immanità, alle grida contro i bravi od a quelle del cardinal legato Pallotta di tragicomica memoria contro i briganti di Gasbarrone. E tuttavia queste chiusure violente non si saprebbero respingere come puramente reazionarie. Il gran merito del Titone è infatti quello di porre racconto, fin dalle primissime parole, non sui grandi fatti dell'Europa spirituale, il Romanticismo o il Risorgimento, ma sul mezzogiorno d'Italia come portatore ed interprete d'una propria storia particolarissima, a contatto della quale le luminose parole d'ordine di Parigi o di Milano si smussano, si corrompono o addirittura si vanificano, sino ad assumere un significato inconciliabile con quello originario, e ad esso sostanzialmente opposto. Alle radici di questo travisamento (che-À compito dello storico verificare nei fatti e nella realtà, capovolgendo del tutto il punto d'osservazione consueto, il Risorgimento nel Mezzogiorno, e non viceversa: e qui un'obiettiva affinità di posizioni di partenza avvicina il Titone ai marxisti) è la stratificazione gerarchica della società, grazie alla quale i sommovimenti avvengono con ripercussioni ben precise e controllate, in modo da far rimanere intatto il rapporto tra le varie classi (e qui il marxismo va a farsi benedire, non a torto in taluni casi, come in quello vistosissimo delle squadre, a pro­posito del quale il Titone respinge implicitamente l'opinione del Berti su una guerriglia partigiana autonoma ed a fini sociali, ribadendo l'origine e la struttura mafiosa di un movi­mento congegnato dall'aristocrazia). Di conseguenza, l'ambiente umano non si modifico, il regno borbonico esiste ancora, i pennaruli si trasformano in esperti petrolchimici, ma le relazioni tra cittadino e Stato non mutano, la feudalità scompare come titolo giuridico, ma sopravvive indenne attraverso la proprietà terriera nella sua incidenza sociale di pre­stigio e d'intimidazione. Tutto ciò è perfettemente vero, e non si cesserà mai di ripeterlo contro i facili teorici dell'ascensione della borghesia o, più di recente, dell'industrializzazione come toccasana di tutti i mali, anche sotto l'aspetto morale e civile, così lento a modifi­carsi, una gran macchina che sferraglia e rumoreggia e magari non si muove affatto, come diceva uno che pure nelle magnifiche sorti e progressive nutriva fede aidentissima di scien­ziato e di democratico, Carlo Cattaneo. D'altronde, si chiede H Titone, i Borboni non erano anch'essi Mezzogiorno, il loro malgoverno non era qualcosa di fortemente radicato ed adeguato alla mentalità meridionale, un costume, appunto, un modo di vita, assai più. che non un dispotismo puntellato dalle baionette svizzere? Quesito profondo ed ammoni­tore, quest'ultimo, che sembra sollevare d'un tratto tutto un velario di cartapesta e mo­strare, come nel famoso paragone manzoniano il corrusco e tonitmante eroe familiarmente conversante a cavalcioni d'un barilotto. È così ovvio, così naturale! Eppure, nessuno aveva avuto la franchezza di dirlo: ool 1860 si cambia pagina, musica e suonatori, ed un passato plurisecolare è come cancellato per sempre, i deputati dissertano costruttivamente nei parlamenti (dimenticando magari l'ombra importuna d'un assassinato, il Notarbar-tolo, un episodio che il Titone farebbe bene a rammentare più distesamente a coloro ohe studiano le storie bancarie solo sugli annuari e le tabelle!), le plebi s'illuminano del sole socialista, lasciandosi alle spalle demanio, finanza locale, clientele amministrative, per proce­dere spedite sulln via del riscatto (celo si ripete malgrado che la cronistoria dei fasci mostri assolutamente l'opposto, 1 dazi* le gabelle* le quotizzazioni, le vecchie ed inappagate parole d'ordine di tonte insorgenze , vestibolo necessario d'un più evoluto momento rivendi­cativa). Tatto ciò il Titone ricorda agli immemori, o agli ignoranti per calcolo, con grande passione e sìncero calore umano, nome quando tratteggia la persecuzione soldatesca contro gli cccicsiastieL Dalle sue soluzioni, ripeto, credo di dover dissentire, non potendosi ri­nunziare ad esperire il tentativo dell'autogoverno contadino, deirinteUcttuale che si fa amministratore, sindacalista (come mai il Titone non ricorda questa forma moderna e