Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO COMUNALE DI CERVIA DOCUMENTI; ITALIA NAPOLEONICA
anno
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1965
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pagina
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276
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276 Libri e periodici
studio del generale Alberti dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore, studio clic giunse soltanto allo stato di bozze, e che era corredato di numerosi schizzi e di riferimenti precisi alla documentazione esistente al Ministero della guerra, e che conteneva una narrazione minuziosa delle prime 24 ore di battaglia: in esso erano chiarite pienamente nei loro dettaglile cause tattiche militari della sconfitta ed illustrate con nomi e fatti, reparto per reparto, le vicende della giornata del 24 ottobre.
Evidentemeute tutto questo mistero non e dovuto alla conservazione del segreto, di cui i militari generalmente sono molto gelosi. Non si tratta qui di Un piano che deve rimanere assolutamente segreto per non comprometterne la riuscita; si tratta di fatti passati, la coi rivelazione non può più fare danno, ma quei fatti riguardano la condotta degli uomini, le loro responsabilità, i loro errori; ebbene se alcuni di quegli nomini sono ancora viventi e per dipiù se occupano alti posti, è bene tacere, cosi si pensa, quando non siano essi stessi ad imporre il silenzio. E cosi la storia di Caporctto che FA. si proponeva di scrivere rimase solo nelle intenzioni, e noi ci dobbiamo contentare del diario nel quale FA. annotò giorno per giorno, gli avvenimenti che arrivarono a stia conoscenza.
Colonnello di Stato Maggiore nel 191? fu chiamato da Cadorna al Comando Supremo per essere lo storico ufficiale del Comando. Egli quindi era nella migliore posizione per conoscere ed annotare tutto quello che di notevole accadeva sul fronte, e il suo diario incomincia alF8 maggio 1917 ed arriva aj 6 dicembre, quando Cadorna lo volle con sé al Consiglio Supremo alleato a Versailles.
E un diario quindi che si incentra su Caporctto. La sua edizione è stata curata da Alberto Monticone, che ormai si è specializzato negli studi relativi all'Italia nella prima guerra mondiale, e che ba premesso una lunga introduzione, nella quale analizza il diario stesso, il suo valore, quello che da esso apprendiamo di nuovo.
Nella lunga lotta nella quale l'Italia, per tre anni e mezzo, impegnò tutte le sue forze e tutte le sue risorse materiali e morali, è noto che la disfatta di Caporctto fu l'avvenimento fondamentale, quello che sembrò minacciare il crollo di tutta la nazione, e quello che provocò anche la reazione, alla quale si deve in parte il rafforzamento della resistenza e il proposito di combattere fino alla vittoria. È naturale quindi che quell'avvenimento lo si voglia conoscere in tutti i suoi molteplici aspetti, e in primo luogo se ne indaghino le cause: e le responsabilità. E a questo proposito nella vecchia disputa se la sconfitta sia dovuta a Cause militari o a cause politiche, viene ancora confermata la tesi dell'origine prevalentemente militare.
Il diario si può dire che sia una fotografia minuta ed esattissima degli avvenimenti, non solo, ma anche una interessantissima rassegna degli uomini, dai più umili ai più altolocati, descritti con tutte le loro qualità, intellettuali e morali, e con tutte le loro virtù, difetti, debolezze. La guerra è uno dì quegli avvenimenti in cui l'uomo si rivela tutto intero, col suo coraggio, col suo eroismo e anche con tutte le viltà. Nessuno e risparmiato; soldati, ufficiali, generali e il giudizio dcll'A. non si arresta nemmeno di fronte alla persona del re. Tutto questo viene esposto con grande semplicità e immediatezza, tanto che la lettura riesce avvincente
Quello che sorprende è clic qui abbiamo una forte critica della condotta della guerra e dell'azione di Cadorna, tanto da far pensare che sia stato scritto da uno dei più fieri avversari del capo del nostro esercito. Ebbene no: per Cadorna, che FA. chiama quasi, sempre il Capo, ha un'ammiraziono sconfinata, ne riconosce tutti i difetti, specie1 nel governo degli uomini, ma nello stesso anche tutte le qualità positive, e le pagine che descrivono la caduta del Generalissimo sono addirittura commoventi. E al Cadorna rimase sempre attaccatissimo. Critica le une due ultime battaglio dell'Isonzo, la decima e undicc sima, e in genere tutta la condotta della guerra, una guerra di logoramento nella quale quello che fosse riuscito vincitore sarebbe giunto alla meta esausto; però nello stesso tempo è avvinto dalla serenità e dalla fermezza del Generalissimo. Quindi anche la rotta di Caporctto non si può attribuire a Cadorna: essa fu prodotta dalla stanchezza, dalla sfiducia nella fine del coniUttOf dalla convinzione ohe iti combattimento non portava ad alcun risultato. Quindi non dalle disposizioni di Cadorna ma da uno stato d'animo che si ri-