Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA-UNGHERIA RELAZIONI MARITTIME CON L'ITALIA 1913; GERMANI
anno
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1965
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pagina
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325
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ORIGINI DELLA CONVENZIONE NAVALE ITALO-AUSTRO-GERMANICA DEL 1913
1. La genesi della convenzione navale italoaustrogermanica del 1913 è da ricercarsi nel peggioramento della situazione navale italiana nel Mediterraneo, venutosi a determinare in seguito agli accordi navali anglo-irancesi della fine 1912 e dell' inizio 1913. Da essi era derivato un impegno primario per i francesi nel Mediterraneo occidentale, mentre la squadra britannica di Malta avrebbe avuto il compito di operare nel Mediterraneo orientale. L'obiettivo strategico della flotta francese sarebbe stato quello di difendere i convogli di truppe dall'Algeria e di fronteggiare, con la sua notevole superiorità, la Marina italiana, mentre gli inglesi dovevano preoccuparsi di bloccare gli austriaci nell'Adriatico o di attaccarli con ragionevoli probabilità di successo se ne fossero usciti. l) La frontiera marittima italiana, coperta in Adriatico dalla presenza dell'alleata AustriaUngheria, appariva difficilmente difendibile a sud e, soprattutto, ad ovest, dove lo squilibrio nei confronti della flotta francese era grave ed appariva inoltre complicato dall'atteggiamento aggressivo ostentato ad ogni occasione da responsabili esponenti della Marina francese.2)
Avendo sperimentato nel corso della guerra libica la delicatezza della propria posizione nel Mediterraneo, l'Italia non poteva, agli inizi del 1913, trascurare la preoccupante dislocazione delle forze navali dell'Intesa, potenzialmente nemiche, tanto più che nessun piano comune di guerra era
*> Cr. THOMAZX, La guerre navale dans l'Adriatique, Parigi, 1925, pp. 13-17; LAU-RENS, Précis d'histoire de la guerre navale 1914-1918, Parigi, 1929, pp. 16-17; ALMAGIÀ e Zou (Ufficio Storico Marina), ha Marina italiana nella grande guerra, Firenze, 1935, I, pp. 157-58.
2) Il noto episodio del Manouba e del Cartliage, montato esageratamente della due parti, ma in particolar modo dai francesi, continuava ad avvelenare l'atmosfera dei rapporti italo-francesi (cfìv SALVEMINI, La politica estera dell'Italia dal 1871 al 1915, Firenze, 1950, pp. 183-85, ecc.). Né da parte francese mancarono atteggiamenti provocatori e manifestazioni di spavalderia, come quando, per esempio, l'amm. Lapeyrère volle far trasferire sul Frante la corazzata che doveva costituire il simbolo della rinnovata potenza navale francese un gruppo statuario che aveva precedentemente ornato il Brennus, raffigurante un legionario romano in catene con l'epìgrafe Vac victia. Nel moggio 1913, prima dell'inizio delle grandi manovre navali francesi impostate su temi di lotta alla Marina italiana, lo stesso ufficiale, in una conferenza tenuta agli ufficiali superiori della flotta francese nella sua qualità di comandante in capo delle forze in mare, avrebbe espresso la propria personale intensione di non attenersi alla norma costituzionale che riserbava al Capo dello Stato la prerogativa di ordinare l'inizio delle ostilità, dichiarando che si sentiva in obbligo di eliminare di propria iniziativa ogni causa di ritardo nell'inizio delle operazioni della flotta * da cui la Francia aveva il diritto di attendere la immediata distruzione di un nemico di riconosciuta forza inferiore , UFFICIO BTOBICO DELLA MARINA, L'attività della II, Marina dalla guerra lìbica a quella italo-austriaco (ediz. riservata agli ufficiali), Roma, 1931, p. 176>