Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA RELAZIONI MARITTIME CON L'ITALIA 1913; GERMANI
anno <1965>   pagina <328>
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Mariano Gabriele
servire di base alle trattative con la Germania e l'Austria-Ungheria in sede di rinnovamento della convenzione navale. Nello studio in parola si diceva, infatti, molto chiaramente che il carattere del problema difen­sivo marittimo generale delle tre nazioni alleate è tale da poter condurre a svolgimenti di operazioni su grandi estensioni, poiché il complesso delle tre nazioni ha frontiere marittime mediterranee ed extra-mediterranee, e perciò la sua stessa natura esclude vincoli di convenzioni eccessivamente restrittive . Vi si riconosceva, molto realisticamente, che le condizioni del sistema difensivo individuale di ciascuna delle tre nazioni alleate im­pongono vincoli speciali e determinano quei giusti limiti nei quali deve naturalmente rimanere circoscritta l'applicazione del principio di coopera­zione ; ma si affermava recisamente la necessità di una strettissima colla­borazione tra le flotte alleate, allo scopo di attaccare il nemico con forze riunite superiori , senza dividere preventivamente le proprie forze né considerare il teatro delle operazioni come separato in settori indipendenti. I limiti di spazio e di concorso, insomma, debbono essere stabiliti dal solo fatto di non poter ammettere quei soli spostamenti delle forze navali alleate che comprometterebbero le più vitali esigenze difensive localizzate di ciascuna delle tre nazioni, poiché ognuna di esse ha interessi prepon­deranti in un determinato bacino marittimo .
Lo stabilire maggiori restrizioni proseguiva lo studio del nostro S. M. della Marina tendenti a limitare permanentemente ed incondiziona­tamente Tazione di ognuna delle tre flotte in zone speciali ristrette, ridu­cendo così l'attività di ciascuna ad una semplice difesa passiva localizzata, a scapito delle necessità difensiveoffensive generali, evidentemente to­glierebbe ogni efficacia al sistema di cooperazione che risulterebbe solo apparente. Infatti il problema della comune difesa marittima generale non può razionalmente essere concepito in senso così esclusivo da preve­dere per ognuna delle flotte compiti nettamente separati ed azioni entro zone determinate, senza contemplare, entro giusti limiti, anche l'eventua­lità del concorso delle flotte alleate contigue e sufficientemente vicine per opporre un'adeguata concentrazione alla possibile concentrazione delle forze nemiche . L'unica divisione suggerita dalla configurazione geografica del futuro teatro della guerra marittima si dichiarava quindi - è quella di considerare separatamente la zona mediterranea e la zona extra mediterranea: quest'ultima é il campo naturale di azione della marina germanica, cosi come il Mediterraneo lo é delle marine italiana e austro­ungarica: ogni ulteriore suddivisione in zone e compiti secondari non corrisponderebbe ad alcun sano criterio difensivo e condurrebbe ad un inutile frazionamento con conseguenti possibilità di inaziono parziale. Infatti, esaminando le condizioni del bacino del Mediterraneo, sotto il