Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA RELAZIONI MARITTIME CON L'ITALIA 1913; GERMANI
anno <1965>   pagina <329>
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La convenzione navale itafo-austro-germanica del 1913 329
punto di vista della guerra navale, si può dire che le coste italiane del Tir­reno rappresentino la frontiera marittima mediterranea del complesso nucleo delle nazióni alleate; poiché l'Adriatico, essendo comune agli al­leati e coniigurativamente eccentrico ed anche appartato rispetto alla zona di mare che pone direttamente in contatto le forze militari delle nazioni competitrici, non può rappresentare, come teatro di operazioni, che un eventuale e molto secondario campo di fasi diversive nella lotta . In conclusione, i criteri di massima cui ci si sarebbe dovuti ispirare e le direttive da tener presenti nello stabilire i termini delle nuove con­venzioni navali nell'ambito della Triplice venivano cosi riassunti:
1) Le flotte alleate, in massima, debbono ritenersi reciprocamente obbligate ad essere pronte a concentrare l'azione di guerra laddove la concentra il nemico, poiché dall'obbiettivo principale di distruggere Tar­mata principale nemica deriva la necessità che bisogna attaccarla con forze superiori.
2) Il concorso delle flotte alleate per la comune azione di difesa non deve riconoscere altra restrizione all'infuori di quella di limitare gli spostamenti ed i frazionamenti delle forze navali di ciascuna in base alla .sola necessità di non compromettere le più vitali esigenze difensive loca­lizzate di ognuna delle nazioni alleate nel bacino marittimo dove ha in­teressi preponderanti.
3) La configurazione geografica strategica comporta la necessità di una sola suddivisione e distribuzione naturale dei compiti in mediter­ranei ed extramediterranei. Ogni ulteriore suddivisione non risulta giu­stificata.
4) li campo naturale di azione della Marina germanica deve essere quello extramediterraneo: perciò in massima, Fazione cooperatrice della Marina germanica dovrà svolgersi e specialmente gravare fortemente la sua minaccia in quei mari, onde non permettere al nemico una forte ed unica concentrazione nel Mediterraneo.
5) Il campo naturale di azione delle due Marine, italiana e austriaca, deve essere il Mediterraneo, e questo campo pel comune interesse non può e non deve essere diviso in zone secondarie riservate a ciascuna delle due marine.
6) Le due Marine alleate mediterranee debbono regolare la loro dislocazione iniziale, i loro movimenti ed i frazionamenti, in modo la te­nersi sempre pronte ad opporre dappertutto, ad ogni possibile aggruppa­mento nemico, forze comuni, per potenzialità e posizione almeno equiva­lenti a quelle nemiche .
Infine, per quanto si riferiva particolarmente al Mediterraneo, nei suoi due bacini, e la definizione delle modalità di coopcrazione delle