Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA-UNGHERIA RELAZIONI MARITTIME CON L'ITALIA 1913; GERMANI
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1965
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Mariano Gabriele
Questo premesso, la Memoria poneva in rilievo come l'insufficienza delle forze navali italiane fosse da imputare all'Italia stessa, che aveva trascurato il potenziamento della sua flotta, contrariamente a quanto aveva fatto 1"Austria, e come un eventuale rifiuto dell'Austria medesima ad inviare le sue navi fuori dell'Adriatico sarebbe stato un'evidente dimostrazione che l'impero aveva provveduto largamente alla sua marina soltanto per propria difesa e non per compensare eventualmente, nell'azione comune della Triplice, la deficiente potenzialità dell'Italia: donde l'urgenza e l'inderogabilità di ottenere, a qualsiasi costo, il concorso navale austriaco nel Tirreno. Come basi delle flotte ri unite si proponevano, per il concentramento, i porti di La Spezia e La Maddalena; si ammoniva a non commettere l'errore strategico di attribuire soverchia importanza, nel quadro generale, alle potenziali minacele di Biserta e di Malta, contro le quali sarebbe bastato costituire a Cagliari e a Trapani delle basi di rifornimento per naviglio sottile; si proponeva ancora l'opportunità di organizzare sulla Riviera di Ponente una base di rifornimenti per siluranti e sommergibili.
Dopo aver infine accennato all'eventualità di un intervento della Spagna, la Memoria cosi concludeva: La misura e le modalità del concorso della flotta austriaca alla flotta italiana sono funzione diretta del piano di guerra che si intenderà di adottare: e viceversa la determinazione di tale piano deve necessariamente appoggiarsi sulla conoscenza esatta dei limiti entro cui la vicina monarchia intenderà di concorrere con la sua flotta al raggiungimento degli obiettivi marittimi della Triplice Alleanza in Mediterraneo; nonché sulle maggiori notizie che potranno aversi intorno alle intenzioni ed al piano di guerra della Triplice Intesa, ed alla politica ed all'atteggiamento della Russia e della Spagna. Non vi potrà essere solida base allo studio ed alla preparazione del piano di guerra contro la
né a minacciate mediante operazioni lungo la Cornice le spalle dell'esercito italiano operante alia frontiera francoitaliana, né ad offendere le nostre coste, né infine a trasportare il suo corpo di esercito algerino sai suolo francese per via di mare. In altri termini essa perderebbe la padronanza del mare ed a sua volta sarebbe costretta ad assumere un atteggiamento puramente difensivo a tutela delle proprie coste minacciate. La padronanza del mare da parte di ano dei due belligeranti rappresenterebbe per l'altro un pericolo incalcolabile per le gravi offese a coi sono rispettivamente esposti i possedimenti africani mediterranei tanto italiani quanto francesi. Nel caso dell'Italia da tener presente che, qualora la padronanza del mare fosse rimasta alla Francia, non vi è dubbio alcuno che l'Austria rifiuterebbe di esporre la sua flotta per proteggere la Libia: e che in ogni caso una eventuale richiesta all'alleata verrebbe fatta anzitutto per difendere dall'invasione marittima il territorio nazionale italiano. In tal caso, dunque, la Libia resterebbe completamente abbandonata alla mercè dell'avversario, per completare ed estendere il suo già vasto impero africano. Questa considerazione, mentre da un la io dimostra che la Libia costituisce per se stessa una debolezza militare la quale reclama d'urgenza un aumento delle nostre forze navali, dall'altro lato avvalora sempre più il concetto dell'assoluta necessità per noi di contendere anzitutto e con ogni sforzo alla Francia il dominio del mare . AMR, ibidem