Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI VENEZIA 1848; <
> 1848
anno
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1965
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pagina
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351
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IL LIBERO ITALIANO E I SUOI COLLABORATORI
Il 17 marzo 1848 la Gazzetta Ufficiale Privilegiata di Venezia dava la notizia che i moti di Tienila avevano indotto l'Imperatore a concedere una moderata libertà di stampa. Di lì a due giorni lo stesso foglio annunciava che la parola e Ubera .
Pochi Veneziani, invero e non a torto, ritenevano quelle parole spontanee e sincere. Infatti, in un articolo redazionale pubblicato la mattina del 22 marzo, la Gazzetta, a chiarire la situazione, cautelosamente affermava che un giornale non si rifonde in un dì, massime nella particolare condizione del nostro, avvinto da un contratto (dal privilegio, cioè, di pubblicare gli Atti del Governo) e domanda tanto più tempo, quanto più si vuol porlo a livello della civiltà progredita . Questa dichiarazione suonava come una campana a morto. La mattina del 23 marzo un supplemento straordinario del giornale, che sulla testata al posto dell'aquila bicipite portava la scritta gloriosa Viva San Marco 1, annunciava la formazione del Governo Provvisorio delle province venete. In quello stesso giorno saliva sui pili della piazza la bandiera della risorta Repubblica Veneta col verde al bastone, il bianco al centro, il rosso pendente; in alto, in campo bianco, fasciato dai tre colori, il leone giallo dorato a libro aperto, mentre uscivano a migliaia dai prudenti nascondigli le coccarde col verde al centro, il rosso al di fuori, il bianco nel mezzo tra i due.
Con uno dei primi atti il governo, che per il momento aveva assunto il titolo di Magistrato Politico, qualche giorno dopo l'emanazione dell'Editto albertino (5 marzo '48) dichiarava la libera stampa, statuendo che a loro guarentigia l'autore e l'editore dovevano apporre il proprio nome in calce alla pubblicazione; che di qualsiasi scritto venisse stampato, fosse anche un foglio volante, se ne dovevano presentare tre esemplari, che avrebbero dovuto essere deposti alla Biblioteca di San Marco, rimanendone uno presso la medesima, un altro avrebbe dovuto essere inviato alla Biblioteca di Padova, il terzo a quella di Milano.
Niccolò Tommaseo, nel noto discorso esplosivo tenuto all'Ateneo Veneto alla fine dicembre 1847, Daniele Manin con la non meno famosa petizione, erano insorti contro gli arbitri e la miopia della censura austriaca, che avevano immiserito e avvilito la produzione giornalistica. Grandioso fu lo scoppio della fioritura della stampa quotidiana, settimanale, bisettimanale quando fu tolto il freno alla libera manifestazione del pensiero. Il Soranzo nella Bibliografia vene' zinna elenca un'ottantina di giornali e giornaletti a partire dalla fine marzo 1848 al 23 agosto 1849; altri ne ricordano il Bernardini, il Marchesi nella Storia documentata, e certamente gli elenchi sono incompleti.
L'ardore compresso scattò come una molla, cercando sfogo nell'azione come nel pensiero; si improvvisarono giornali, direttori e redattori, come s'erano improvvisate le difese e le barricate. Nello scorrere quelle pagine nelle quali non sempre la mano è riuscita a tradurre efficacemente il pensiero, in cui lo stile non si adegua sempre all'argomento, in cui l'inesperienza trabocca in umori e declamazioni, che vanno dal comico al melodrammatico, in tanto squilibrio che passa dall'idealismo più acceso al materialismo più deprimente, sentiamo, tuttavia, alla distanza di più che un secolo un ribollire di spiriti generosi, di baldanzosi propositi; negli scrittori più provveduti e coscienti alle violento diatribe contro lo straniero, contro i creduti profittatori della rivoluzione, si