Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI VENEZIA 1848; <> 1848
anno <1965>   pagina <352>
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Achilia Bosisio
alternano espressioni più miti, più generose, più equilibrate e serene, in cui il ragionamento si sposa al sentimento, in cui alla fermezza dello dichiarazioni di lotta si unisce l'invocazione alla comune concordia.
A questi giornali e giornaletti, privi di una sufficiente attrezzatura editoriale, non validamente sostenuti da finanziatori, dopo un periodo più o meno lungo, veniva a mancare l'ossigeno; esauriti argomenti e polemiche agli improvvisati redattori veniva a mancare la lena; di punto in bianco cessavano le pubblicazioni, spesso definitivamente, talora sotto mutato nome e modificato indirizzo ripren­devano o si fondevano con altri giornali.
Nell'eflìmera vita di questi fogli diede esempio di serietà e dignità profes­sionale e politica, fra altri, H Lìbero Italiano.
In un foglio volante uscito il mattino del 23 marzo 1848 Niccolò Tommaseo manifestava il proposito di pubblicare un giornale con l'intento, come egli scri­veva, di schiarire le idee, conciliare e rafforzare le volontà, esporre i fatti, stringere da paese a paese corrispondenza leale, sicura, continua, che fosse come il terreno fermo in cui la civiltà deve correre il suo cammino . Scuola efficace, battaglia innocente, santa preghiera il giornale avrebbe dovuto cercare ce nel presente fuggevole il giro delle generazioni a venire , predicare libertà nell'ordine, doci­lità nella perseveranza, prontezza nella maturità, dovere nel diritto, unione nella varietà, eleganza nel vero. Nonostante queste nobilissime, utopistiche di­chiarazioni di timbro tutto affatto personale, il Tommaseo non potè attuare il suo disegno. Trovò nel Lìbero Italiano il giornale che, allegato al numero uno il foglio volante sopra riferito, corrispondeva al suo pensiero, si prefiggeva di svolgere il programma da lui predisposto. Quotidiano diretto dal dott. Cesare Levi, edito con i tipi di Pietro Naratovich, distribuito dapprima gratuitamente, poi al prezzo di cinque centesimi, il Libero Italiano durava dal 27 marzo al 13 giu­gno 1848. La raccolta completa si trova alla Biblioteca Marciana di Venezia, rilegata assieme alla raccolta del giornale L'Indipendente.
Col Tommaseo, il quale, però, diede pochi articoli, altri valentuomini di diversa indole e diversa condizione sociale usciti dal silenzio dei loro studi, dalla tranquillità dei loro uffici, dalla serietà e dall'austerità della loro vita privata divennero collaboratori del Libero Italiano, appassionati e animati dal nobile intento di contribuire all'educazione del popolo, di additare i veri o supposti pericoli che minacciavano la Patria, di seguire il cammino che credevano migliore per il conseguimento e la conservazione della libertà.
Se consideriamo il tono del giornale, per quanto consentivano le possibilità del momento abbastanza bene informato, notiamo subito che non c'è il riflesso pronto, pungente della tragica situazione in cui la città andava dibattendosi; sembra che a parecchi dei volonterosi collaboratori sfugga la vera realtà delle cose. Non che si ignori la guerra che il Piemonte combatte, che combattono le truppe repubblicane, napoletane, pontificie; le notizie dei fatti d'armi vengono pubblicate regolarmente, si scrive a chiare note che ogni cittadino deve essere soldato; in un avviso agli associati e ai lettori il direttore dott. Levi (che inte­stava una serie di articoli Italiani vogliamo essere dobbiamo essere saremo ) lancia l'avvertimento della proli abile scomparsa prematura del gior­nale allorquando dovesse presentarsi la necessità di impugnare la spada. Si pubblicano un inno di guerra del Seismit-Doda, strofette irridenti e satiriche contro il Radetsky, un proclama dei Crociati Italiani ai fratelli del Tirolo; Ales­sandro Rossignoli auspica l'unione della Dalmazia all'Italia; l'avvocato Mattei