Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
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1965
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356
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356 Raffaele Molinelli
più che molti nazionalisti erano iscritti alle associazioni costituzionali, facevano, cioè, parte di gruppi liberali.
Più tardi, però, al congresso di Milano, i nazionalisti vollero differenziarsi e dividersi dai liberali, anche se questo distacco non ebbe modo di divenire troppo netto per la stessa situazione politica e perchè la guerra sarebbe venuta a dare un corso tutto nuovo alla vita politica nazionale.
Questo periodo di vita del nazionalismo italiano che va dal gennaio 1913 al maggio 1914 e che vede rapporti assai stretti fra nazionalisti e cattolici, le prime candidature e le prime vittorie elettorali nazionaliste, per giungere fino al pronunciamento antiliberale di Milano, vuole essere l'oggetto di questo nostro studio.
Subito dopo il congresso di Roma, sgombrato il campo da ogni possibile equivoco di nazionalismo democratico o popolare alla Sigitele o all'Arcari, dopo il successo registrato nei confronti delle masse popolari politicamente organizzate con l'effettuazione dell'impresa di Libia, proprio per preparare una riscossa delle forze conservatrici che incidesse stabilmente sulla vita politica nazionale, diventava urgente per il nazionalismo italiano il problema elettorale e quello ad esso connesso dei rapporti con i cattolici.
Posta, infatti, l'impossibilità per le forze conservatrici di darsi una struttura organizzativa comune, per mancanza di tradizioni organizzative e per la notevole differenza delle ideologie, il problema del partito dell'ordine doveva risolversi in mi problema di alleanze elettorali.
D'altro canto i nuovi leaders., che tanto avevano fatto in seno all'Associazione Nazionalista per far sì che il movimento avesse una sua precisa ideologia che lo differenziasse da tutti gli altri gruppi politici, dovevano porre il problema dei rapporti con i partiti affini su un terreno tutto pratico che non poteva non risolversi sul piano elettorale; e in parte ciò spiega, si capisce, anche la futura scissione al congresso di Milano. Il problema delle elezioni e quello delle relative alleanze doveva, inoltre, configurarsi come il problema dell'ora per tutte le forze conservatrici anche per la situazione nuova che si era venuta a creare con la concessione del suffragio universale, attraverso il quale si sarebbe potuta anche avere un'avanzata delle forze popolari.
È ovvio, quindi, come, in tali condizioni, le prime preoccupazioni dei nazionalisti fossero ora per le questioni elettorali, quelle di allacciare buoni rapporti con i cattolici e fare da intermediari fra questi e i liberali. Solo cosi le forze dell'ordine avrebbero avuto qualche speranza di successo e solo così, è ovvio, i nazionalisti, date le loro modeste forze elettorali, avrebbero potuto far partecipare i loro uomini all'effettivo esercizio del potere politico. Deposta, perciò, ogni velleità di atteggiarsi a una specie di superpartito, di ridursi ad un semplice movimento di agitazione dell'opinione pubblica, ideale politico che era stato proprio della frazione democratica, l'Associazione Nazionalista veniva assumendo gradualmente i caratteri di un vero e proprio partito politico ') e si preparava a scendere nell'arena elettorale.
*) H congresso di Roma aveva deliberato a questo proposito: ccH congresso, pur conservando all'Associazione Nazionalista la forma tipica d'organizzazione e il nome assunto a Firenze, afferma la funzione politica dell'Associazione stessa (vedi L'Idea nazionale, 29 dicembre 1912).