Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
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1965
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Nazionalisti, cattolici e liberali
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nazione italiana fossero: organizzazione, disciplina, gerarchia, forza, volontà espansionistica e di dominio. Un'altra cosa, poi, Corradini ammirava della Chiesa cattolica: il suo essere latina e romana e perciò una specie di forza nazionale italiana. l)
Tutto questo, però, rimaneva sul piano di un atteggiamento ancora tutto letterario ed estetizzante, die ben rientrava in quella concezione della vita, tanto cara ai primi corifei del nazionalismo, fondata su ideali di aristocraticisnio, gerarchismo, attivismo e di volontà di potenza. Doveva, invece diventare un fatto politico con la nascita dell'/dea nazionale, cioè con il formarsi di un gruppo di uomini veramente politico e deciso a fare del nazionalismo, da fatto letterario, craal era, un preciso strumento di azione politica.
Il periodico romano, nato il 1 marzo 1911, già sin dai primi numeri, cominciava a porre il problema dei rapporti dei cattolici e della Chiesa con lo Stato italiano, e con qualche accento nuovo rispetto alla pubblicistica politica del tempo, ancora pervasa di spiriti risorgimentali. Riferendosi al discorso della Corona, il 29 marzo 1911 diceva, ad esempio, che la frase sulla tranquilla convivenza delle Chiese con lo Stato era infelicemente luzzattJana perchè in Italia, politicamente, non si poteva porre un problema dei rapporti dello Stato con una Chiesa, che non fosse quella cattolica. Questo riconoscimento della particolare posizione della Chiesa cattolica in Italia non faceva, però, deporre ai nazionalisti del gruppo romano ogni riserva sugli atteggiamenti politici dei 'Cattolici italiani, così come non impediva loro di vedere come Punita nazionale si fosse realizzata proprio sulla base di una lotta con il mondo cattolico.
In un articolo intitolato I clericali alla conquista dello Stato italiano si diceva che in Italia l'azione dei cattolici si manifestava in senso perfettamente antinazionale e che la possibilità di un incremento di attività da parte dei clericali avrebbe costituito un vero nuovo pericolo nazionale , proprio perchè essi, i nazionalisti, erano consapevoli che allora, come per il passato, esisteva ancora un nesso intimo e una reciproca dipendenza fra due fatti: l'unità italiana e il carattere laico dello Stato . E tutto ciò anche se credevano che un forte sentimento religioso, in quanto riflette nelle varie manifestazioni della vita sociale la sua mistica luce ed esalta agli occhi del popolo le più, vetuste istituzioni dello Stato, come se fossero emanazioni della volontà divina, poteva costituire un elemento di solidarietà nazionale e di forza politica per lo Stato.2)
Ciò che insomma i nazionalisti volevano far presente era il fatto che la laicità dello Stato che essi difendevano non era una convinzione che derivava da una concezione più generale della vita, umanistica od agnostica che fosse, ma da una particolare contingenza politica, la laica origine, per le condizioni di fatto, dello Stato nazionale italiano. Per questo ciò che essi paventavano era un movimento cattolico, che esaurisse la sua azione in una sterile agitazione tempora! i-stica, un movimento clericale con organizzazioni politiche, attività e obbiettivi propri, distinti da quelli di tutte le altre forze della conservazione e dell'ordine.
1) Diceva di Gregorio Magno: la Chiesa celebra il suo santo. Ma l'Italia ignora il suo vetusto eroe romano e nazionale ; e romana e nazionale definiva pure la lotta della Chiesa contro Bisanzio (E. COBRA rum, La vita, cit., pp. 216, 218).
2) Gir. L'Idea nazionale, 13 aprile 1911.