Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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363
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Nazionalisti, cattolici e liberali
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nalismo voleva adottare per raggiungere quell'utile fossero stati migliori o no, più umani o meno, di quelli che caratterizzavano l'azione dell'aborrito intorna zionaliamo umanitario democratico o socialista.
Queste riserve cattoliche a parte, alle quali d'altronde facevano da pendant quelle dei nazionalisti sul democraticismo di certi gruppi di cattolici, era ormai però evidente che fra giovani cattolici e nazionalisti vi era la possibilità di un terreno d'incontro. Bastava porre la sordina alle differenziazioni ideologiche, come si sforzava di fare Egilberto Martire augurandosi che il nazionalismo italiano non volesse diventare, come quello francese, una filosofìa della vita e del mondo; bastava scongiurare la ripresa di rivendicazioni temperanetiche, come faceva abilmente Federzoni invitando i cattolici a superare gli ultimi scrupoli ed entrare francamente nell'ambito nazionale , accettando lo Stato sovrano italiano nel quale avrebbero trovato le condizioni migliori per l'esercizio della loro fede ; bastava scongiurare, come tutti facevano, un deprecabile conflitto fra lo Stato e la Chiesa che avrebbe visto i cattolici obbedire all'autorità religiosa. Ma queste erano cose, per cosi dire, tutte assai lontane di fronte alla realtà civile e politica che si aveva dinnanzi e nella quale nazionalisti e cattolici volevano operare. E in tale realtà esistevano nemici comuni che dovevano essere debellati: anticlericali, massoni, democratici, socialisti; e a tale scopo le forze dell'ordine religioso, politico e sociale dovevano unirsi con l'intendimento di servirsi strumentalmente le une delle altre: i cattolici potevano considerare il nazionalismo un passo verso la verità e credere, opponendosi ai negatori di Dio , di battersi per una restaurazione cristiana della società, e i nazionalisti, dal canto loro, di combattere per il trionfo di quegli ideali di ordine, autorità, gerarchia e disciplina che per loro avevano solo un valore sociale e politico. Entrambi però erano consapevoli della complementarità della loro azione.i '
I nazionalisti seguitavano la loro marcia di avvicinamento al mondo cattolico e anche nella questione deWexequatur al vescovo Caron, sorta agli inizi del 1913, pur sostenendo la giustezza dell'atteggiamento assunto dal governo, lamentavano soprattutto l'ondata di anticlericalismo che essa aveva suscitato, più pericoloso alla vita nazionale , essi dicevano, delle posizioni degli ultimi clericali intransigenti. z)
Importante ai fini di quest'avvicinamento dei nazionalisti ai cattolici fu la campagna scatenata dall'/(/co nazionale contro la massoneria italiana in occasione delle dimissioni da tale associazione del generale Fara. Mentre il gruppo nazionalista romano votava un ordine del giorno deplorando l'affiliazione di molti ufficiali dell'esercito alla società segreta, nell'aprile 1913 Federzoni dava inizio a una serie di violenti articoli contro la massoneria accusando perfino il primo aiutante di campo del re di relazioni e aderenze intime con l'associazione. La campagna di stampa, condotta anche da parte di altri giornali, provocava dichiarazioni al parlamento del ministro della guerra sull'inopportunità per gli ufficiali di essere iscrìtti ad una società segreta, suscitava polemiche e smentite. Fra uscita qualche anno prima la seconda edizione dell'opera di Ales-
') Sul dibattito vedi L'Idea nazionale del 30 gennaio 1913. Gli interventi furono poi pubblicati nell'opuscolo Nazionaliali e cattolici, Roma, 1913. -) Cfr. Videa nazionale, 13 febbraio 1913.