Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <365>
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Nazionalisti, cattolici e liberali
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in qualche modo di radicomassonico e di franco-ellenico. Era stata la demo­cratica Francia a far da paciera nella questione albanese, a porre la questione delle isole egee ed era l'aborrito Secolo ad augurarsi una totale composizione della vertenza.1)
Si avvicinava intanto la data delle elezioni politiche e Fattività dei nazio­nalisti si concentrò quasi esclusivamente sulle elezioni di Roma, che costituiva il centro più forte ed anzi Punico vero loro centro di forza. Per i nazionalisti, infatti, queste elezioni rivestivano una particolare importanza perchè erano le prime alle quali si presentavano. Pertanto il successo poteva essere colto solo a Roma dove l'associazione aveva un buon numero di aderenti, dove risiedeva tutto lo stato maggiore del movimento, che aveva una notevole influenza in seno alle associazioni costituzionali.
Le associazioni liberali romane, infatti, presentarono ben tre candidati nazionalisti: Domenico Oliva, l'ex direttore del Corriere della Sera, il deputato Piero Foscari e il marchese Luigi Medici del Vascello. Nell'annunciare le candida­ture L'Idea nazionale affermava categoricamente che la lotta sarebbe stata contro l'affarismo radicoriformista, contro il settarismo massonico, contro l'antipatriottismo consapevole ed inconsapevole . La battaglia politica assu­meva, come si può anche desumere dalla dichiarazione del periodico nazionalista, un aspetto tutto particolare. Non si trattava solo di impadronirsi dei collegi elettorali, cioè di fare eleggere deputati propri, ma si trattava, per le associazioni costituzionali, di dare una. prova di forza, mostrando che l'amministrazione comunale bloccarda di Nathan non rappresentava più la maggioranza della popolazione della città. Vincendo le elezioni si sarebbe liberata la capitale dai radicalismo riformista, dalla massoneria, dal socialismo; non è da stupirsi perciò ohe a capeggiare le schiere costituzionali nella lotta fossero proprio i nazionalisti che avevano sempre fatto di tali battaglie i motivi essenziali della loro esistenza politica.
Dietro i nazionalisti si schieravano tutte le forze antipopolari e antidemo­cratiche della capitale. Mentre si diffondevano le prime voci subito smentite, relative ad accordi fra le associazioni costituzionali e quelle cattoliche, si aveva un primo colpo di scena che veniva a turbare la chiarezza e la linearità degli schieramenti elettorali. Il Giornale d'Italia, l'organo sonniniano diretto da Bergamini, invitava Domenico Oliva, suo redattore, a ritirare la sua candida­tura e si schierava apertamente a favore dei due candidati radicali, i principi romani Scipione Borghese, noto per il raid ParigiPechino, e Leone Caetani. -ex sottosegretario agli Esteri. Oliva ritirava la candidatura, ma il suo posto veniva preso da Luigi Federzoni, anche lui redattore del giornale sonniniano. L'atteggiamento assunto dal giornale, che era stato sempre il portavoce del liberalismo più conservatore, provocava una crisi nella redazione che determi­nava le dimissioni di Oliva e Federzoni,
]) Su tutta la questione vedi L'Idea nazionale, L'ora di agire , 1 maggio: <t Mi­rando a Valona. Politica di volontà , 8 maggio; Gli imbarazzi del Secolo , 7 agosto 1913; L. ALBERTrrn, Venti anni di vita polìtica, Bologna, 1951, voi. II, pp. 381, 405. Le gravi ingiurie del periodico nazionalista al corrispondente del Secolo, Luciano Magrini, accasato di essere agli stipendi divetta del Ministero degli Interni di Atene , diedero luogo ad una vertenza giudiziaria.
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