Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <367>
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Nazionalisti, cattolici e liberali
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p ad un sistema di amministrazione della Libia che potesse mantenere noi stessi nelle condizioni di dominatori e gli indigeni in quelle di dominati ; postu­lava una più energica politica estera che, pur nella fedeltà alia Triplice Alleanza, tutelasse i nostri interessi adriatici e balcanici, ritrovando così quell'energia e quella coscienza nazionale che il popolo intero aveva dimostrato nell'impresa libica.
Le stesse preoccupazioni per l'anticlericalismo bloccardo (che Federzoni ribadiva nel contradittorio con Scipione Borghese dichiarandosi contro il divorzio e affermando di opporsi a qualsiasi eventuale mutamento delle leggi delle guaren­tigie che potesse significare non soltanto incrudimento di quella legislazione, ma conferimento ad essa di un carattere, non che di persecuzione, di limitazione della libertà della coscienza religiosa come era avvenuto in Francia) si potevano pure ritrovare nel programma elettorale di Medici del Vascello, che si pronun­ciava contro l'avocazione allo Stato dell'istruzione primaria e a favore della più ampia libertà per la scuola privata, anche se controllata dai pubblici poteri. Medici, poi, richiedeva una politica interna che facesse argine a quelle correnti disgregatrici della vita nazionale e, da proprietario di terre e fabbricati e imprenditore qual era, si preoccupava del troppo fiscalismo nei confronti delle industrie per le quali voleva pure una buona protezione doganale, del rico­noscimento giuridico delle organizzazioni operaie e dell'industrializzazione di Roma.
Non v'è da stupirsi perciò se, dato il tenore di tale campagna elettorale, le accuse di clericalismo letteralmente piovessero sul capo dei due candidati e sull'intero movimento nazionalista. cosi, mentre la massoneria in una lettera ai giornali affermava che l'inchiesta nazionalista stilla società segreta era stata dettata da puri motivi elettorali per ingraziarsi i cattolici e // Messaggero, che si era schierato a favore dei due principi radicali, attaccava l'atteggiamento dei nazionalisti sulla questione della scuola privata, definendo i loro candidati pupilli delle direzioni diocesane , comparivano sui muri di Roma dei manifesti che chiedevano conto a Medici del Vascello della camicia rossa dell'avo. Ma ai nazionalisti non facevano paura e nemmeno dispiacevano tali attacchi e dichia­ravano apertamente: Noi vogliamo che anche questi cittadini cui si chiede l'osservanza rigida dei doveri, abbiano liberamente la loro parte di diritti . A qualche liberale, conservatore, si, ma che non vedeva troppo di buon occhio certe concessioni, essi, però, assicuravano, come faceva Federzoni ad Albertini, la loro fedeltà alla grande tradizione liberale italiana che garantiva, d'al­tronde, nei diritti dello Stato sovrano, la vera e piena libertà delle coscienze religiose .
I nazionalisti dovevano far fronte ad accuse non solo di opportunismo elettorale, ma anche a quelle, ben più gravi, di essere dei semplici strumenti politici di certi groppi economici. L'Avariti !, ad esempio, scriveva a tutte lettere che essi erano nelle mani della siderurgica e, di fronte alle loro smentite, faceva il nome dell'industriale sen. Bombrini. Videa nazionale ribatteva ohe il senatore era stato suo abbonato per un solo anno, ma era costretta ad ammettere che nn parente dell'industriale era uno dei nazionalisti più attivi del gruppo di Genova e che aveva contribuito con una discreta somma alle spese di propaganda. Come prova della collusione del movimento con i gruppi industriali quest'am­missione aveva un valore relativo, ma per gli avversari era sufficiente. D'altronde più tardi sarà la stessa Idea nazionale a fornire prove più evidenti e indiscutibili;