Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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370
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370 Raffaele Molinelli
poteva trovare la sua sede nell'ambito parlamentare ove, anzi, i nazionalisti dovevano mostrare il loro volto più legalitario e tradizionalista e, per le caratteristiche dell'ambiente stesso, e per rispetto ai loro elettori ed anche, in parte, per la personalità politica dei loro stessi deputati.
Il gruppo nazionalista alla Camera, formatosi attorno a FederZoni, comprendeva Medici del Vascello, Foscari, Gallenga Stuart, Ruspoli, e più tardi Luigi Cavina e Gilberto Arrivabene. Il suo debutto in Parlamento con un discorso di Federzoni sulla risposta all'indirizzo della Corona fu accolto con grande favore dalla parte più conservatrice della Camera. Il leader nazionalista, infatti, con indubbia capacità oratoria, mise in evidenza il carattere idealistico, patriottico, moderatamente espansionistico e di movimento d'ordine del nazionalismo italiano. Ad Arturo Labriola, che con sarcasmo aveva chiesto perchè i rivoluzionari nazionalisti si fossero seduti, all'estrema destra, Federzoni rispondeva elle ciò stava a significare l'antitesi risoluta del pensiero e dei propositi nazionalisti nei confronti dell'estrema sinistra e che cosi facendo essi volevano richiamarsi alla grande tradizione nazionale e liberale degli uomini, che da questa parte sedettero nei tempi classici del nostro Parlamento nazionale ; e all'accusa di imperialismo egli ribatteva distinguendo questo dal nazionalismo, dicendo che quest'ultimo era un movimento profondamente idealistico, religioso quasi, scaturito dalla coscienza storica di una gente, dal culto delle sue memorie e dal sentimento concorde del suo avvenire necessario, in contrapposizione a tutto ciò che di meccanico e di materialistico può avere l'espansione mercantile e militare di un popolo, quale l'imperialismo propugna . Dopo aver affermato la necessità di aumentare le spese militari e di completare l'occupazione della Libia. Federzoni chiudeva il suo discorso con un elogio delle istituzioni liberali la cui bontà era a suo dire provata dal fatto che i cattolici avessero potuto dare tutto il loro appoggio ai candidati costituzionali. *)
Tutte posizioni, queste, dunque, più che accettabili per la parte più moderata della classe dirigente nazionale che, cosi come d'altronde molti nazionalisti, riteneva ancora che il nazionalismo non fosse in contrasto con la tradizione liberale, ma che anzi la integrasse e la ravvivasse. La novità e l'importanza dell'ingresso nella vita politica ufficiale italiana del nazionalismo non sfuggivano invece all'acuto (anche se troppo dottrinario per le conclusioni che ne traeva) Arturo Labriola. Il parlamentare napoletano, intervenendo anche lui nella discussione sull'indirizzo di risposta al discorso della Corona, invitava Giolitti a lasciare il potere perchè le elezioni avevano mutato radicalmente le condizioni che avevano reso possibile la sua politica. La nuova situazione era caratterizzata dalla presenza di nuove e più potenti forze di sinistra e dalla comparsa nell'assemblea
') A questo punto l'on. Drago interrómpeva: Ai nazionalisti! e Federzoni di rimando: Non ai nazionalisti soltanto: non tocchiamo questo tasto . Sull'ingresso dei nazionalisti in parlamento vedi Videa nazionale, 18 dicembro 1913; P. M. AHCARI, op, cit., voi. II, p. 828; S. CiLmaizzi, op, cit., voi. IV, p. 302; A. ALBERTUS*!, op. cit., voi. II, pp. 265-268; F. CHABOD, VItalia contemporanea (1918-1948), Torino, 1961, 2*. p. 42. Per il discorso di Federzoni vedi Aiti del Parlamento Italiano. Camera dei Deputati. Sessione 1913-14 (I* della XXIV legislatura). Discussioni, voi. I, Tornata dell'I l dicembre 1913, pp. 343-351.